Nel dibattito italiano relativo alla sicurezza informativa e alle dinamiche della propaganda contemporanea esiste ancora un vuoto analitico significativo. Nonostante la crescente attenzione verso le operazioni di influenza e le campagne di disinformazione che interessano l’Europa, raramente gli studi accademici hanno affrontato in modo organico un fenomeno sempre più evidente: l’utilizzo dell’antisemitismo quale leva strategica all’interno delle operazioni di guerra ibrida riconducibili alla Russia, con particolare riferimento al contesto italiano. Gli eventi del 7 ottobre 2023 e la forte polarizzazione che ne è seguita nel dibattito internazionale hanno ulteriormente accentuato la rilevanza della questione. Tuttavia, fino a tempi recenti, né il mondo accademico né quello istituzionale avevano prodotto un’analisi sistematica capace di indagare in profondità il ruolo che le narrazioni antisemite possono assumere nei processi di manipolazione informativa. Una ricerca recente prova a colmare questa lacuna offrendo alla società civile e ai decisori pubblici una lettura più chiara delle modalità tramite cui l’antisemitismo viene integrato nelle strategie di disinformazione e nelle operazioni di influenza cognitiva. Lo studio non si limita a una descrizione del fenomeno ma tenta anche di interpretarne i meccanismi, individuando al tempo stesso strumenti utili per contrastarlo in modo più efficace. La propaganda contemporanea, infatti, non agisce soltanto sul piano della diffusione di notizie false, ma opera attraverso costruzioni narrative complesse capaci di influenzare la percezione collettiva della realtà. Tra gli elementi emersi con maggiore evidenza nel corso della ricerca vi è l’intervento di un coordinatore nazionale incaricato della lotta contro l’antisemitismo, il quale ha richiamato l’attenzione su una tendenza particolarmente significativa: l’impiego crescente dell’intelligenza artificiale all’interno delle strategie propagandistiche che veicolano contenuti antisemiti. Questo sviluppo rappresenta un passaggio cruciale nella trasformazione delle tecniche di disinformazione. Non si tratta di un episodio isolato né di un fenomeno ormai normalizzato, ma di una vera e propria evoluzione strutturale del modo in cui la propaganda viene prodotta e diffusa. Le tecnologie di intelligenza artificiale generativa permettono oggi la creazione di contenuti falsi con una rapidità e una verosimiglianza che fino a pochi anni fa sarebbero state difficilmente immaginabili. Testi, immagini e video possono essere costruiti simulando fonti storiche, documenti o testimonianze che in realtà non sono mai esistiti. Attraverso queste tecniche vengono messi in circolazione falsi storici di grande gravità, capaci di inserirsi nel dibattito pubblico soprattutto negli ambienti digitali caratterizzati da scarsa verifica delle fonti e da un’elevata velocità di diffusione delle informazioni. Le implicazioni culturali di questo processo risultano particolarmente preoccupanti. La possibilità di generare narrazioni alternative, apparentemente plausibili, rischia di modificare la percezione collettiva della storia e degli avvenimenti contemporanei. In un ecosistema informativo già segnato da una forte polarizzazione, tali contenuti finiscono per rafforzare stereotipi radicati, irrigidire le posizioni e alimentare sentimenti di ostilità tra gruppi sociali differenti. Uno dei nodi principali riguarda la debolezza delle difese collettive. La guerra ibrida non si combatte esclusivamente con strumenti tecnologici ma anche sul piano culturale e cognitivo. In Italia, come in molti altri Paesi europei, il livello di alfabetizzazione digitale rimane limitato per ampie fasce della popolazione. La comprensione delle logiche che regolano l’intelligenza artificiale e dei meccanismi attraverso cui si diffonde la disinformazione online è spesso insufficiente, creando un contesto particolarmente vulnerabile alle operazioni di influenza. Questo deficit di consapevolezza accresce in maniera significativa la portata della minaccia. Quando la società civile non possiede strumenti adeguati a riconoscere le strategie di manipolazione informativa, la propaganda riesce a inserirsi con maggiore efficacia nel dibattito pubblico, contribuendo nel tempo a trasformare il clima culturale e la percezione di determinati fenomeni sociali e politici. Un ulteriore aspetto rilevante riguarda il linguaggio stesso dell’antisemitismo diffuso o amplificato dalla propaganda russa. Si tratta di un linguaggio stratificato nel tempo, costruito attraverso decenni di elaborazione ideologica e caratterizzato da un sistema di codici simbolici estremamente flessibile. Questo linguaggio non si limita a riprodurre stereotipi tradizionali ma tende ad adattarsi ai contesti politici e culturali nei quali viene utilizzato, riuscendo a raggiungere pubblici molto diversi tra loro. In maniera paradossale, mentre numerose strategie politiche e militari si fondano sul principio del divide et impera, la diffusione di narrazioni antisemite produce spesso un effetto opposto. Queste narrazioni, infatti, riescono talvolta a creare convergenze tra gruppi ideologicamente distanti che, pur partendo da posizioni politiche differenti, finiscono per condividere una medesima retorica complottista. Una parte consistente di tali narrazioni affonda le proprie radici nell’epoca zarista e nel periodo sovietico. Miti, teorie del complotto e stereotipi elaborati in quelle fasi storiche continuano ancora oggi a circolare nello spazio informativo globale. In molti casi vengono riadattati alle piattaforme digitali contemporanee e inseriti all’interno di contesti geopolitici attuali, pur mantenendo una matrice culturale facilmente riconoscibile. Comprendere questa genealogia della propaganda rappresenta un passaggio essenziale per interpretare il funzionamento delle campagne di disinformazione. Individuare l’origine culturale di determinate narrazioni, analizzarne il linguaggio e ricostruirne il percorso storico permette di riconoscere con maggiore facilità i meccanismi attraverso cui operano le strategie di influenza. In un’epoca in cui l’informazione circola a una velocità senza precedenti e l’intelligenza artificiale amplifica la capacità di manipolare i contenuti, la sfida non riguarda soltanto la sicurezza digitale ma anche la tenuta del dibattito democratico. In questo contesto, la ricerca rappresenta un primo passo importante verso una maggiore consapevolezza di un fenomeno complesso e in rapida evoluzione. Solo attraverso un’analisi rigorosa e una diffusione più ampia delle competenze critiche sarà possibile comprendere davvero come si muovono le acque opache della propaganda contemporanea.







