Ma è davvero tutto normale? Il CONI commissaria la Federcalcio e affida l’incarico di commissario straordinario a Giovanni Malagò, cioè alla stessa persona che fino a quel momento ne era il presidente. Cambia la qualifica, cambia la formula istituzionale, ma alla guida della Federazione resta la stessa persona. E allora sorgono alcune domande che meritano risposte chiare. Come è stato possibile eleggere Malagò alla presidenza della FIGC se il requisito del tesseramento federale era previsto dalle norme e se, successivamente, quattro pareri giuridici acquisiti dal CONI hanno ritenuto il tesseramento un requisito essenziale? La FIGC aveva ritenuto ammissibile la sua candidatura, mentre altri pareri avevano sostenuto una diversa interpretazione delle norme. Ma se proprio il requisito del tesseramento è diventato uno degli elementi centrali della controversia che ha portato al commissariamento, sulla base di quali criteri lo stesso Malagò è stato poi individuato come commissario straordinario della FIGC? È vero che presidente federale e commissario straordinario sono cariche giuridicamente diverse, ma proprio per questo sarebbe necessario conoscere quali requisiti debba possedere un commissario e perché, tra le possibili soluzioni, sia stata scelta proprio la persona che fino a pochi giorni prima guidava la Federazione. C’è poi un’altra questione che merita di essere chiarita: se per ricoprire una carica federale sono richiesti determinati requisiti e un rapporto formale con la Federazione, come si concilia questo principio con la possibilità che una persona non tesserata FIGC venga chiamata a gestire la Federazione stessa nella delicata fase che dovrebbe condurre alle nuove elezioni? E quali garanzie sono state previste affinché il commissario possa esercitare il proprio ruolo con la necessaria autonomia e imparzialità rispetto alla precedente gestione? Il CONI afferma che il commissariamento serve a riportare la FIGC a un contesto di piena legalità e osservanza delle norme federali. Proprio per questo sarebbe doveroso che il CONI spiegasse nel comunicato, con chiarezza e trasparenza, le ragioni specifiche per cui, tra le possibili soluzioni, sia stato individuato proprio l’ex presidente Malagò come commissario. Quali criteri sono stati utilizzati? Quali alternative sono state valutate? Quali pareri giuridici hanno sostenuto questa scelta? E, soprattutto, perché proprio l’ex presidente della FIGC è stato ritenuto la persona più adatta a commissariare quella stessa Federazione? Non è una questione personale e non significa affermare automaticamente l’illegittimità della nomina. È una questione di regole, trasparenza e coerenza istituzionale. Se una Federazione viene commissariata per garantire il rispetto delle norme, è legittimo chiedere di sapere quali regole siano state applicate, a chi e con quali criteri. Perché cambiare la carica non può far venir meno la necessità di spiegare le ragioni di una scelta che, sotto il profilo istituzionale, presenta evidentemente aspetti che meritano di essere chiariti.







