Russia, PIL e idrocarburi: una lettura utile, ma da maneggiare con cautela

Ho voluto fare una verifica sulla cosiddetta “Grande Russia”, mettendo a confronto il suo PIL con il valore del petrolio e del gas estratti e venduti, sia sul mercato interno sia su quello estero.

Per evitare, almeno in parte, le distorsioni legate alla guerra e alle successive modifiche dei flussi commerciali, ho considerato il PIL russo fino al 2022 compreso e ho riportato i valori in dollari 2022.

L’obiettivo non è sostenere che il PIL russo coincida con il valore degli idrocarburi, né che ogni dollaro generato da petrolio e gas si trasformi automaticamente in ricchezza nazionale. Il punto è un altro: osservare quanto il sistema economico russo dipenda dalle rendite energetiche e quanto questa dipendenza riduca la solidità dell’immagine di una Russia presentata spesso come una superpotenza economica.

Il risultato, a mio avviso, è impressionante. Il valore complessivo degli idrocarburi estratti arriva, in alcuni anni, a rappresentare una quota enorme rispetto al PIL russo: nell’ordine di circa la metà, secondo il metodo di calcolo adottato. È un rapporto che dovrebbe far riflettere.

PIL e valore degli idrocarburi non sono la stessa cosa

Prima di arrivare alle conclusioni, è necessario chiarire un punto metodologico. Confrontare il PIL con il valore lordo del petrolio e del gas estratti non significa confrontare due grandezze perfettamente omogenee.

Il PIL misura il valore aggiunto prodotto all’interno di un’economia. Non è il “fatturato” complessivo di tutte le imprese e non coincide con il valore totale delle materie prime vendute.

Il valore degli idrocarburi, invece, può essere calcolato come quantità estratta moltiplicata per un prezzo di riferimento. In questo modo si ottiene il valore lordo della risorsa, non necessariamente il valore aggiunto nazionale.

Dal valore lordo occorrerebbe sottrarre i costi di estrazione, trasporto, manutenzione degli impianti, salari, investimenti, servizi acquistati e altri input. Inoltre, una parte significativa della produzione energetica viene consumata internamente: in quel caso il prezzo internazionale utilizzato per la stima può non coincidere con il prezzo effettivamente pagato dalle famiglie e dalle imprese russe.

Queste differenze non annullano il confronto, ma ne definiscono il significato. Il dato non dimostra che il 50% del PIL russo sia “prodotto” direttamente da petrolio e gas. Mostra però che il valore economico lordo degli idrocarburi è enorme rispetto alla dimensione complessiva dell’economia russa e che la rendita energetica ha un peso sproporzionato.

Una dipendenza strutturale

La Russia possiede un’economia diversificata in senso formale: agricoltura, industria pesante, metallurgia, chimica, armamenti, trasporti, servizi, finanza e tecnologia.

Tuttavia, il fatto di possedere molti settori non significa necessariamente che questi abbiano tutti lo stesso peso economico o la stessa capacità di generare valuta, investimenti e potere fiscale.

Petrolio e gas rappresentano il cuore della struttura economica russa per almeno quattro ragioni.

La prima è il contributo diretto all’export.

Gli idrocarburi hanno costituito per decenni una delle principali fonti di entrate dall’estero. Questo ha permesso alla Russia di importare macchinari, tecnologie, beni di consumo e componenti industriali, sostenendo un modello nel quale una parte rilevante della competitività internazionale dipendeva dalla vendita di risorse naturali.

La seconda riguarda il bilancio pubblico. Il settore energetico è soggetto a tassazione, royalties, dividendi e altri prelievi.

Quando i prezzi del petrolio sono elevati, le entrate pubbliche aumentano e il governo può finanziare spesa sociale, investimenti, apparati di sicurezza e politica estera senza dover ricorrere a una pressione fiscale paragonabile a quella necessaria in un’economia più ampia e diversificata.

La terza è legata alla bilancia dei pagamenti.

Le esportazioni energetiche forniscono valuta e contribuiscono a finanziare l’acquisto di prodotti e servizi dall’estero.

Anche quando il prezzo del petrolio scende, la Russia conserva una posizione relativamente forte proprio grazie alla capacità di esportare materie prime.

La quarta riguarda il potere politico. Il controllo delle risorse energetiche non è soltanto una questione economica. È uno strumento di influenza internazionale.

Gasdotti, contratti di fornitura, infrastrutture portuali e accordi energetici hanno permesso a Mosca di costruire rapporti di dipendenza o di pressione, soprattutto nei confronti di alcuni Paesi europei.

In questo senso, petrolio e gas non sono semplicemente due settori dell’economia: sono una componente essenziale del modello di potere russo.

“PIL spagnolo”: un confronto da precisare

L’idea secondo cui il PIL russo sarebbe paragonabile a quello spagnolo è spesso utilizzata nel dibattito pubblico per ridimensionare l’immagine della Russia come superpotenza. Il confronto ha un fondamento, ma deve essere interpretato correttamente.

Se si considera il PIL nominale espresso in dollari correnti, il confronto può risultare plausibile in determinati anni, soprattutto quando i prezzi energetici e il cambio del rublo penalizzano la conversione.

Tuttavia, il PIL nominale non è l’unico modo per misurare la dimensione economica di un Paese. Utilizzando la parità di potere d’acquisto, la Russia risulta molto più grande, perché molti beni e servizi non commerciabili hanno prezzi inferiori rispetto all’Europa occidentale.

Ma anche il PIL a parità di potere d’acquisto deve essere maneggiato con cautela. Esso è utile per stimare il volume reale dei consumi e della produzione interna, ma non misura direttamente la capacità di acquistare tecnologie, beni e servizi sui mercati internazionali. Per valutare la potenza economica esterna, il PIL nominale e la capacità di generare valuta restano indicatori importanti.

Il punto principale, dunque, non è stabilire se la Russia abbia esattamente “il PIL della Spagna”. Il punto è sottolineare la sproporzione tra la sua enorme estensione territoriale, il suo arsenale militare, la sua eredità imperiale e il peso economico complessivo. La Russia è un Paese militarmente e geopoliticamente rilevante, ma non è una superpotenza economica paragonabile agli Stati Uniti, alla Cina o all’Unione Europea nel suo insieme.

La rendita non equivale alla ricchezza diffusa

Un’economia può generare un enorme valore lordo dalle materie prime senza trasformarlo in prosperità generalizzata. È ciò che spesso accade nei Paesi caratterizzati da una forte rendita estrattiva.

La vendita di petrolio e gas produce ricavi, ma questi ricavi possono concentrarsi nelle mani dello Stato, di grandi aziende pubbliche o di gruppi oligarchici.

Possono finanziare consumi improduttivi, apparati burocratici, corruzione, spese militari o opere infrastrutturali di prestigio, senza sviluppare adeguatamente capitale umano, innovazione e imprese indipendenti.

Questo è uno dei problemi principali della Russia.

Il Paese dispone di università e competenze scientifiche di valore, ma la sua economia non ha prodotto una quantità di imprese tecnologiche globali paragonabile a quella statunitense, cinese o dell’Europa occidentale.

Al di fuori di alcuni settori — energia, armamenti, spazio, nucleare, metallurgia e alcune nicchie tecnologiche — la presenza internazionale delle imprese russe è relativamente limitata.

La rendita energetica può perfino diventare un ostacolo alla diversificazione. Quando petrolio e gas garantiscono entrate elevate, lo Stato ha meno incentivi a riformare il sistema fiscale, migliorare la concorrenza, proteggere la proprietà privata, rendere indipendente la giustizia e sostenere un ambiente favorevole all’innovazione.

Le rendite permettono di rimandare le riforme.

Inoltre, un settore energetico molto forte tende a rafforzare il valore reale della valuta e a rendere meno competitive le altre esportazioni. È il fenomeno spesso definito “malattia olandese”: il successo delle materie prime finisce per penalizzare l’industria manifatturiera e altri comparti tradable.

Il confronto con il valore estratto è politicamente significativo

Anche se il confronto tra PIL e valore lordo degli idrocarburi non è un confronto contabile perfetto, conserva un forte significato politico ed economico.

Se in un determinato anno il valore del petrolio e del gas estratti equivale a una quota molto elevata del PIL, significa che una parte enorme delle risorse potenziali dell’economia è concentrata nelle mani di pochi.

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