Il fatto. Il giorno 9 aprile l’Amministrazione comunale ha organizzato una serata con l’Arcivescovo di Milano Mons. Delphini con la Pastora Battista Cristina Arcidiacono al Teatro De Silva sul tema delle “inclusioni”. Fino a qui si direbbe serata encomiabile. E poi, il 26 aprile sempre presso il Teatro De Silva è addirittura organizzato dall’Amministrazione Comunale un “oratorio civile” con testi di B.Brecht. Anche qui serata encomiabile. Purtroppo, ad ogni apertura del Teatro, pesano sulle casse comunali doversi svariati di migliaia di euro perché il Teatro “scatola magica”, pesa sulle casse comunali diverse centinaia di migliaia di euro l’anno, che suddiviso per l’esiguo numero di rappresentazioni a pagamento non riesce sicuramente a coprire le ingenti spese. Le comunità religiose, cattoliche o di stampo cristiano ci sono già nelle molteplici chiese della città. Queste comunità ci sono e si autosostengono. Non pare “fear” che così come palesato dal Sindaco e dalla Giunta, si sia stabilito che il Teatro De Silva debba essere il nuovo polo di aggregazione laico e che questo debba essere pagato da tutti i cittadini. Fondazioni del Teatro, con unico socio il Comune di Rho certo non aiuta né ad organizzare un palinsesto adeguato all’opera in sé e tantomeno a coprire le spese generali. Fatte queste considerazioni le due iniziative sopra citate potrebbero apparire quasi un’auto celebrazione purtroppo del nostro Sindaco e della Giunta perché la Città di Rho da sempre ha offerto nei suoi luoghi sacri diverse possibilità di incontro anche del nostro arcivescovo e nelle nostre chiese è sempre stato possibile organizzare incontri multireligiosi quali quello organizzato presso il Teatro De Silva ma a costo zero per i cittadini. Addirittura ogni anno viene organizzata una celebrazione ecumenica. Ciò che tuttavia pare più “stonato” è l’evento del 26 aprile che “sfida” in un certo qual senso l’opera propria delle opere a carattere religioso della città proprio per averlo organizzato dopo l’incontro con l’Arcivescovo e proprio per averlo chiamato “oratorio civile”. Tale termine ammesso per rappresentazioni che ricordano l’impegno sociale e di memoria collettiva, è comunque poco indicato perché negli oratori l’impegno è volontario e gratuito mentre ciò che verrà realizzato nel Teatro è gratuito solo per chi vorrà assistere allo spettacolo ma a pagamento per tutti gli altri cittadini che saranno costretti a pagare con le proprie tasse lo spettacolo e i servizi di apertura del Teatro che come detto precedentemente non sono assolutamente economici. Quanto sopra stride specialmente per chi sostiene economicamente le nostre chiese cittadine e le loro opere e non è giusto che venga loro addossato anche il carico di un Teatro che non si sostiene economicamente e che viene oltretutto utilizzato per “emulare” la cultura cattolica in un ambito laico. Compito del Sindaco e della Giunta è supportare le opere ma non sostituirsi ad esse. Quanto sopra stride ancora maggiormente se si paragona l’immagine della città che viene offerta all’interno della “scatola magica” con la triste realtà visibile in alcune zone della città. Ad esempio, il comparto dei negozi di vicinato del centro città che ha sofferto per le lungaggini del rifacimento della nuova piazza Visconti, alla carenza di pulizia delle strade e ai recenti atti di vandalismo nelle scuole (vedi ad esempio i più recenti delle scuole Marconi sinonimo comunque di un malessere non risolvibile con la sola proclamazione di una città inclusiva). La città si presenta spesso trasandata e i molti negozi hanno chiuso i battenti. L’inclusione si attua con le opere non certo con i talk show. In mezzo a questa assurdità di una gestione amministrativa, che si dice di sinistra, che cerca di emulare la realtà cattolica, ma che utilizza templi laici per autocelebrarsi, l’ironia di Brecht a suo tempo enunciata contro la borghesia del suo tempo “per quanto uno possa fare il furbo, il mondo è pur sempre una trappola” mi pare la frase che meglio rappresenta Rho in questi giorni.







