Repubblica ha continuato a perdere copie durante la sua direzione. Ora che guarda a Palazzo Marino, il prestigio giornalistico deve lasciare spazio all’esame dei risultati e delle proposte.
Prima ancora del programma, è arrivato il nome. Mario Calabresi ha lasciato gli incarichi in Chora, aprendo la strada a una possibile candidatura a sindaco di Milano. Ma il 6 settembre si dichiarava ancora in attesa dei tempi della politica e delle decisioni sulle primarie. Un passo professionale concreto, dunque, al quale deve ancora corrispondere una proposta amministrativa sulla quale chiedere il voto. ANSA
È proprio questo il primo limite dell’operazione: la riconoscibilità del candidato precede la possibilità di giudicare che cosa voglia fare. Per un centrosinistra che deve scegliere come presentarsi dopo l’esperienza di Beppe Sala, affidarsi al richiamo di una firma conosciuta rischia di diventare una scorciatoia. Il nome attira attenzione. Non risolve il problema della qualità del governo.
Il curriculum di Calabresi, poi, merita un esame meno cerimonioso. La sua direzione di Repubblica non ha invertito il declino delle copie. Nel febbraio 2019, annunciando la conclusione dell’incarico per decisione degli editori, rivendicava che «la discesa delle copie si è dimezzata: era al 14 ora è sotto il 7». La difesa del proprio operato consisteva dunque nell’aver rallentato una perdita, non nell’aver riportato il giornale alla crescita. Repubblica, 5 febbraio 2019
Il punto politico è qui. Chi considera quella direzione una credenziale per Palazzo Marino deve accettare che venga discussa anche nei suoi limiti. Governare una redazione prestigiosa non equivale, di per sé, a dimostrare capacità di rilancio. E contenere una flessione non autorizza a raccontare un successo senza qualificazioni.
La crisi dei quotidiani precedeva Calabresi: i piani del gruppo CIR già nel 2014 prevedevano ulteriori diminuzioni delle vendite cartacee di Repubblica. Sarebbe quindi infondato attribuirgli l’origine del declino. Ma sarebbe altrettanto indulgente sottrarre i suoi risultati alla valutazione invocando soltanto le difficoltà del settore. Anche un sindaco lavora dentro vincoli, crisi ereditate e condizioni sfavorevoli. È precisamente lì che si misura la differenza tra amministrare l’esistente e cambiarne la direzione. Bilancio consolidato CIR 2014
L’esperienza di Chora aggiunge un capitolo imprenditoriale, ma non chiude la discussione. Calabresi ha annunciato per il 2024 il pareggio, con 11 milioni di ricavi e 900mila euro di margine operativo lordo. Sono risultati da considerare, distinguendo il margine operativo dall’utile netto. Non bastano, però, a dimostrare la preparazione necessaria per governare un Comune, i suoi servizi e le sue priorità di spesa. Quel passaggio deve ancora essere argomentato. La comunicazione di Calabresi
Soprattutto, resta da sciogliere il nodo del rapporto con l’amministrazione uscente. Calabresi vuole proseguire la linea di Sala oppure correggerla? In quali ambiti? Con quali decisioni? La disponibilità all’ascolto è una buona premessa, ma diventa politicamente significativa soltanto quando produce scelte riconoscibili, comprese quelle che scontentano una parte dei propri sostenitori.
Sulla casa servono obiettivi, strumenti e risorse. Sui trasporti occorre indicare priorità e coperture. Sulla sicurezza bisogna spiegare quali interventi comunali si intendano adottare. Sull’urbanistica va chiarito quale equilibrio si cerchi tra iniziativa privata e interesse pubblico. E su tutto questo conta sapere con quali persone si voglia governare.
Finché queste risposte mancano al confronto, l’autorevolezza personale resta una promessa di competenza da verificare. Un giornalista abituato a interrogare chi esercita il potere dovrebbe essere il primo ad accettare domande insistenti quando si prepara a chiederlo per sé.
Milano non deve concedere a Calabresi alcuna fiducia anticipata. Il suo curriculum contiene esperienze importanti, ma anche risultati discutibili e competenze la cui applicabilità al governo della città è ancora da dimostrare. Tocca a lui colmare questa distanza. Ai giornali tocca misurarla, senza farsi impressionare dalla firma.







