Milano senza piscine: che fine ha fatto lo sport pubblico
Dieci anni dopo l’arrivo del sindaco a Palazzo Marino, Milanosport è ancora in piedi. Ma Lido, Scarioni e Argelati sono chiusi da anni, mentre Procida, Muggiano e la piscina del Cambini sono fuori servizio. Intanto le grandi riqualificazioni passano sempre più dal Comune o dai privati
C’è un modo molto semplice per misurare che cosa resta di dieci anni di amministrazione Sala: provare a fare un bagno. Non nelle piscine degli hotel, nei club privati o nelle palestre con abbonamenti da centinaia di euro, ma negli impianti pubblici che per decenni hanno rappresentato una delle infrastrutture sociali di Milano. È qui che compare uno dei buchi più visibili lasciati dalla stagione iniziata nel 2016: una rete che sulla carta non è affatto scomparsa, ma nella quale alcuni dei centri più importanti sono rimasti chiusi per anni e altri, anche nuovissimi, hanno dovuto fermarsi.
Quando Giuseppe Sala entrò a Palazzo Marino, Milanosport elencava nel bilancio 2016 22 impianti in gestione, dal Lido alla Scarioni, dalla Cozzi all’Argelati, dal Saini alla Procida. La società chiuse quell’anno praticamente in pareggio, con un utile di 16 mila euro e un corrispettivo del Comune di 3,37 milioni. Ma i problemi erano già lì: lo stesso consiglio di amministrazione avvertiva che servivano nell’immediato circa 8 milioni per completare gli investimenti in corso e quelli programmati. La crisi della manutenzione del patrimonio sportivo milanese, dunque, non nasce con Sala. Sala però ha avuto dieci anni per affrontarla. Milanosport
La prima risposta arrivò nel 2018, dopo una due diligence economica e tecnica sugli impianti. Il Consiglio comunale approvò una ricapitalizzazione da 13 milioni di euro e ridisegnò il modello: gli investimenti futuri e la manutenzione straordinaria sarebbero passati in capo al Comune proprietario, mentre Milanosport avrebbe concentrato la propria attività sulla gestione. Nel 2020 arrivò poi un nuovo contratto di servizio trentennale. Era il tentativo di separare due problemi: far funzionare piscine e palestre da una parte, trovare i milioni necessari a rimettere a nuovo edifici spesso vecchi e molto costosi dall’altra. Comune di Milano
Dieci anni dopo la società non può essere descritta come un’azienda fallita. Ad aprile 2026 dichiarava 25 strutture sportive comunali gestite, 131.801 clienti censiti, 1.918 corsi e 519.608 ingressi complessivi nei primi mesi dell’anno. Il bilancio 2024 si era chiuso con un utile di 415.773 euro. Il contributo comunale alla gestione era salito a 4,721 milioni. Nel frattempo sono entrati nella rete nuovi centri e ne sono stati rinnovati altri: la Parri Mengoni è stata inaugurata nel 2021, la nuova piscina del Cambini Fossati nel 2023 e la Suzzani è tornata in funzione nel gennaio 2026 dopo la riqualificazione. Comune di Milano
Il problema è ciò che questi numeri complessivi nascondono.
La Scarioni è chiusa dal settembre 2018. Sono trascorsi otto anni. La prima proposta privata di riqualificazione risale al 2021; la successiva gara non venne aggiudicata nel 2024 perché l’unica offerta non raggiunse il punteggio minimo. Nel maggio 2025 l’assessora allo Sport Martina Riva indicava l’estate 2026 come possibile avvio dei lavori, con altri due anni stimati per completarli. Anche rispettando quella tabella di marcia, tra chiusura e riapertura il conto arriverebbe a circa un decennio. Comune di Milano
Il Lido di Milano è chiuso dal settembre 2019. Per recuperarlo il Comune ha scelto il partenariato pubblico-privato con Go Fit: concessione di 42 anni e oltre 25 milioni di investimenti previsti. Il progetto trasforma la grande piscina storica in uno specchio d’acqua non balneabile e realizza nuove vasche e un centro sportivo utilizzabile tutto l’anno. Quando la Giunta approvò l’operazione nell’ottobre 2020 parlò della possibilità di restituire «al più presto» il Lido ai milanesi; la convenzione con il privato è stata però firmata soltanto nel luglio 2023 e nell’estate 2026 il centro risultava ancora indisponibile. Comune di Milano
Poi c’è l’Argelati. La piscina ha chiuso nel settembre 2022 per il progressivo deterioramento strutturale e impiantistico. Nel 2026 il Comune ha ormai abbandonato la strada di un semplice rattoppo: sono stati previsti 28 milioni di investimento pubblico per il risanamento, la copertura delle vasche e la trasformazione in un impianto utilizzabile durante tutto l’anno. È stato persino organizzato un percorso partecipativo con oltre 500 cittadini. Il progetto può essere ambizioso e condivisibile; resta il fatto che quattro anni dopo la chiusura si è ancora nella fase in cui si sta decidendo come dovrà essere la piscina del futuro. Comune di Milano
E non sono soltanto i tre grandi centri balneari storici. La Procida è chiusa dal 27 luglio 2025 per una ristrutturazione. Il centro sportivo Muggiano è fermo dopo il guasto del marzo 2025: Milanosport spiega di aver scelto di non riaprirlo e di anticipare i lavori straordinari già programmati. La piscina del Cambini Fossati, presentata nel 2023 come uno dei simboli della riqualificazione dello sport di base e costata anni di lavori, è nuovamente chiusa per un guasto tecnico; sul sito di Milanosport non viene indicata una data di riapertura e la società ha comunicato di non poter programmare lì la successiva stagione corsistica invernale. Milanosport
Il Cambini è forse il caso che fotografa meglio la contraddizione. Nel marzo 2023 Sala lo inaugurava annunciando di restituire alla città «una struttura più funzionale e moderna». La nuova piscina aveva due vasche, pannelli fotovoltaici, palestra e piena accessibilità; dopo poco più di due anni, nel giugno 2025, la vasca ha dovuto chiudere per un problema tecnico. Le altre attività del centro sono proseguite, ma per il nuoto il nuovo impianto non è utilizzabile. Comune di Milano
A complicare il quadro c’è il modello scelto per finanziare il futuro. Il Comune non ha rinunciato allo sport pubblico, ma sempre più spesso cerca capitali privati per rendere sostenibile il recupero degli impianti più onerosi. È successo con il Lido e la Scarioni e potrebbe accadere in forme diverse anche altrove. Sulla Cozzi, forse la piscina più simbolica di Milano, nel novembre 2025 la Giunta ha dichiarato di interesse pubblico una proposta del valore complessivo di 53,4 milioni di euro: il privato riqualificherebbe l’edificio e gestirebbe diverse attività per 40 anni, mentre il nuoto resterebbe affidato a Milanosport e alle tariffe comunali. Per Palazzo Marino è il modo di ottenere investimenti che il bilancio pubblico faticherebbe a sostenere; la domanda politica è quanto della rete sportiva comunale del futuro dipenderà dalla capacità di trovare un operatore interessato a investirci. Comune di Milano
Persino il sistema delle manutenzioni racconta una lunga ricerca di un modello funzionante. Dopo la riforma del 2018, una parte delle attività venne affidata a MM. Nel bilancio 2024 Milanosport spiega che, dopo quasi quattro anni di sperimentazione, Comune, MM e società hanno riesaminato efficacia ed efficienza della collaborazione. Il risultato è stato riportare dal gennaio 2026 la manutenzione ordinaria direttamente a Milanosport, mentre le opere straordinarie restano a carico del Comune. Non è un dettaglio burocratico: significa che nell’arco del decennio il sistema è stato prima smontato e redistribuito e poi, almeno in parte, rimontato. Milanosport
Il bilancio della stagione Sala, dunque, è più complicato di uno slogan. Milano ha costruito la Parri Mengoni, completato il Cambini, recuperato la Suzzani e progettato nuovi impianti. Milanosport è sopravvissuta alla pandemia, ha cambiato forma societaria diventando SSD, ha internalizzato attività prima affidate alla Federazione italiana nuoto e oggi presenta conti positivi. Non siamo davanti alla liquidazione dello sport pubblico. Comune di Milano
Ma se il metro non è il numero degli impianti presenti in un bilancio bensì quanti cittadini possono effettivamente utilizzarli, resta un’eredità difficile da ignorare. Scarioni chiusa dal 2018. Lido dal 2019. Argelati dal 2022. Procida e Muggiano ferme dal 2025. Una piscina nuova come quella del Cambini nuovamente inutilizzabile. E per riportare in vita alcuni degli impianti simbolo servono ormai investimenti da decine di milioni e concessioni che arriveranno fino alla metà del secolo.
È questo il primo dei buchi lasciati dopo dieci anni di Sala. Non la scomparsa di Milanosport, che sarebbe falso raccontare, ma la distanza fra una città che si è presentata al mondo come capitale dello sport — fino alle Olimpiadi di Milano Cortina — e la fatica quotidiana nel tenere aperte le piscine dove lo sport lo fanno i milanesi.







