Regione Lombardia mette in vendita oltre 317mila metri quadrati dell’ex comparto chimico. Offerte entro il 18 dicembre 2026 e obbligo per l’acquirente di completare il percorso di bonifica. Alle spalle, una lunga storia di inquinamento, interventi pubblici e progetti di recupero.
Una base d’asta di quasi 28 milioni di euro e una condizione decisiva: portare avanti il risanamento ambientale fino alla conclusione del procedimento di bonifica. Regione Lombardia avvia, attraverso Aria spa, la vendita dell’area ex Sisas tra Pioltello e Rodano, aprendo un nuovo capitolo per un comparto industriale dismesso che da decenni attende un futuro.
Il terreno di proprietà regionale misura circa 317.270 metri quadrati, poco meno di 32 ettari, ed è inserito nel Piano delle alienazioni e valorizzazioni degli immobili regionali 2026. L’obiettivo annunciato dalla Regione è individuare un operatore capace di sviluppare una nuova progettualità, proseguire le attività ambientali e creare le condizioni per il pieno riutilizzo dell’area.
L’avviso è stato pubblicato da Aria il 28 ottobre. La procedura si svolge sulla piattaforma telematica Sintel e prevede la presentazione delle offerte entro le ore 16 del 18 dicembre 2026. La base d’asta è fissata in 27.919.760 euro. Il bando pubblicato da Aria.
Per il sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia con deleghe a Controlli, Patrimonio e Digitalizzazione, Ruggero Invernizzi, l’operazione può consentire di valorizzare un bene finora non direttamente utilizzabile dall’ente. Nella nota regionale, Invernizzi lega la vendita a tre risultati attesi: benefici per il bilancio pubblico, opportunità economiche e occupazionali e bonifica del comparto. La prospettiva, afferma, è «trasformare un bene non valorizzato in una risorsa per il territorio e per la collettività».
Dalla crescita della chimica all’eredità ambientale
Per comprendere il significato del bando occorre tornare alla storia industriale del sito. Sisas, acronimo di Società Italiana Serie Acetica Sintetica, nasce nel 1947 e diventa una presenza importante nella chimica italiana del dopoguerra.
La ricostruzione conservata da Lombardia Beni Culturali ricorda il ruolo dell’imprenditore Giacomo Falciola e l’accordo del 1953 con Basf per utilizzare il brevetto di produzione dell’acetilene attraverso il cracking del metano. Quell’intesa contribuì alla crescita dell’impresa, che arrivò a conquistare il primato nazionale nella fabbricazione di acetilene. Seguirono diversificazione produttiva e nuove collaborazioni, prima delle difficoltà legate alla crisi petrolifera degli anni Settanta e delle successive ristrutturazioni. La storia dell’azienda negli archivi di Lombardia Beni Culturali.
Alla parabola industriale si è però accompagnata un’eredità ambientale pesante. Una relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti ricostruisce la presenza nell’area di ingenti quantitativi di residui produttivi: nerofumo, mercurio, ftalati, catalizzatori esausti e residui di distillazione, accumulati nelle discariche interne.
Il fallimento della Sisas, dichiarato il 18 aprile 2001, complicò ulteriormente la gestione. Secondo la ricostruzione parlamentare, la curatela mantenne fino al gennaio 2006 l’esercizio dei pozzi utilizzati per tenere sotto controllo la falda; dal mese successivo subentrarono i Comuni di Rodano e Pioltello. Nel frattempo, nel 2004, una sentenza della Corte di giustizia europea aveva condannato l’Italia per la mancata bonifica dell’area. La ricostruzione della Commissione parlamentare.
Gli accordi, i ritardi e l’intervento commissariale
Un primo percorso di recupero venne costruito intorno all’ingresso di soggetti privati. Il progetto di bonifica presentato da TR Estate Due ottenne l’approvazione ministeriale nel gennaio 2007; nel dicembre dello stesso anno venne sottoscritto un accordo di programma tra istituzioni e società privata per gli interventi di risanamento e riqualificazione. Gli atti regionali sul percorso avviato nel 2007.
Le difficoltà nell’attuazione portarono però a un nuovo intervento pubblico. Come documenta una risposta del Governo alla Camera del febbraio 2012, nell’aprile 2010 fu dichiarato lo stato di emergenza per le discariche A e B dell’ex Sisas e venne nominato un commissario delegato. Di fronte all’impossibilità della proprietà di rispettare il calendario dei lavori, furono attivate procedure sostitutive e una gara pubblica per la rimozione e lo smaltimento dei rifiuti. La risposta del Governo alla Camera.
È in questa fase che si colloca una parte fondamentale degli interventi sulle tre discariche, denominate A, B e C. Arpa Lombardia conferma che le attività commissariali di rimozione dei rifiuti, comprendenti terreni contaminati, nerofumo e fusti, sono state completate. La scheda ambientale di Arpa Lombardia.
Perché la bonifica resta al centro della vendita
La rimozione delle discariche non ha tuttavia esaurito il risanamento dell’intero comparto. È una distinzione essenziale per leggere il nuovo bando.
Il Comune di Pioltello, nel Documento unico di programmazione 2024-2026, spiegava che gli interventi eseguiti avevano eliminato le tre discariche, lasciando a una fase successiva la bonifica o la messa in sicurezza dei terreni circostanti. Lo stesso documento richiamava il percorso condiviso con Regione Lombardia e Rodano per completare le indagini, effettuare la bonifica e arrivare all’alienazione per utilizzi coerenti con i piani urbanistici comunali. Il documento di programmazione del Comune di Pioltello.
L’area è entrata nel patrimonio regionale nel 2016. Il Piano territoriale regionale ricostruisce l’avvio, dal 2017, delle procedure di manutenzione e caratterizzazione, cioè delle indagini necessarie a definire la contaminazione, con attività sul campo iniziate nel settembre 2019. Il quadro ricostruito nel Piano territoriale regionale.
Ancora nel programma delle attività di Aria 2024-2026 figuravano la caratterizzazione dell’ex stabilimento, l’analisi del rischio e la redazione del progetto di bonifica. Il bando di oggi si inserisce dunque in un percorso tecnico e amministrativo sviluppato nell’arco di più anni. Il programma pluriennale di Aria.
Che cosa dovrà fare l’acquirente
Secondo la comunicazione regionale del 29 ottobre, il prezzo posto a base d’asta tiene conto sia della situazione ambientale sia degli obblighi trasferiti all’acquirente. Chi comprerà dovrà proseguire le attività ambientali e realizzare gli interventi necessari fino alla positiva conclusione del procedimento di bonifica.
L’aggiudicazione avverrà a favore dell’offerta economicamente più alta, purché almeno pari alla base d’asta. Il valore della vendita andrà quindi letto insieme all’impegno richiesto per rendere effettivamente riutilizzabile il sito.
Il direttore generale di Aria, Lorenzo Gubian, descrive l’operazione come un incontro tra valorizzazione del patrimonio pubblico, risanamento ambientale e attrazione degli investimenti. Alla società regionale spetta accompagnare l’ente in un percorso che lo stesso direttore definisce complesso.
La documentazione comprende l’Analisi di rischio ambientale approvata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, i report di monitoraggio, la planimetria e i certificati di destinazione urbanistica. Sono gli atti attraverso cui i potenziali interessati potranno valutare condizioni, vincoli e possibilità del comparto.
Le scadenze e il futuro dell’area
Prima del termine per le offerte è previsto un sopralluogo facoltativo il 16 novembre 2026 alle 10.30. Le richieste di chiarimento dovranno invece arrivare entro le 16 del 4 dicembre.
La Regione indica nel recupero dell’ex Sisas una possibile occasione di sviluppo e lavoro. Nella comunicazione che accompagna il bando non sono però annunciati un progetto definitivo di trasformazione, un numero di posti di lavoro o una data di apertura delle future attività.
La scadenza del 18 dicembre sarà quindi un primo passaggio: consentirà di verificare l’interesse del mercato per un’area di grandi dimensioni, ma ancora accompagnata da obblighi ambientali rilevanti. Per Pioltello e Rodano, l’esito più atteso resta il completamento del risanamento e il ritorno a un utilizzo concreto di uno spazio che porta ancora i segni della propria storia industriale.







