Milano, primo contatto tra Futuro Nazionale e Forza Italia: a San Babila si apre il confronto sul centrodestra

Maturo e Vairo incontrano Perego di Cremnago e De Chirico. Sicurezza, bene comune e prospettive per Palazzo Marino al centro del dialogo riferito dai promotori. Jonghi Lavarini propone una coalizione allargata e indica Burgio e Perego come possibili figure di sintesi. Ma un’intesa politica resta da costruire.

Un incontro casuale in piazza San Babila, un saluto cordiale e un confronto che, nelle intenzioni di chi ne ha dato notizia, potrebbe aprire un percorso politico milanese. Futuro Nazionale e Forza Italia cominciano a parlarsi: almeno questo è il significato attribuito al contatto fra alcuni loro esponenti.

Secondo la ricostruzione diffusa, da una parte erano presenti l’avvocato Renato Maturo, presidente del comitato Milano 421 di Futuro Nazionale, ed Ettore Vairo, portavoce del nucleo patrioti lavoratori ATM; dall’altra Matteo Perego di Cremnago, sottosegretario alla Difesa e nome proposto da Forza Italia per la corsa a Palazzo Marino, e l’avvocato Alessandro De Chirico, consigliere comunale.

La notizia merita attenzione per la prospettiva che i promotori vi associano: verificare se a Milano esistano le condizioni per costruire un centrodestra capace di comprendere anche Futuro Nazionale e le liste civiche. Una prospettiva che, per diventare concreta, richiederebbe scelte condivise su programma, alleanze e candidatura.

Occorre però mantenere le proporzioni dell’episodio. Il resoconto descrive un primo colloquio informale. Le dichiarazioni disponibili sono quelle di Maturo e di Roberto Jonghi Lavarini: nel testo diffuso non figurano interventi diretti di Perego o De Chirico che confermino un percorso negoziale o impegni assunti da Forza Italia. Il significato politico del contatto, dunque, è per ora soprattutto quello indicato da chi lo ha raccontato e sostenuto.

«Abbiamo iniziato a dialogare, nel pieno rispetto reciproco, sulla tematica della sicurezza e sul concetto di bene comune, concordando che riconsegnare Milano a questa incapace sinistra arcobaleno sarebbe un grave errore politico e, soprattutto, un grave danno per i cittadini milanesi», ha dichiarato Maturo.

Sono parole che contengono un’apertura e una precisa presa di posizione. L’apertura riguarda il confronto fra interlocutori appartenenti a formazioni diverse; la presa di posizione identifica nella continuità amministrativa del centrosinistra l’esito da evitare. Il giudizio sulla «sinistra arcobaleno» appartiene naturalmente a Maturo e al linguaggio della contrapposizione politica. La questione interessante, per chi osserva la preparazione delle prossime comunali, è quale proposta possa nascere da questa disponibilità al dialogo.

La sicurezza offre un primo terreno di confronto. Ma anche su un tema apparentemente condiviso, l’accordo sulle parole deve ancora diventare accordo sulle decisioni. Parlare di sicurezza significa scegliere priorità, stabilire come impiegare le risorse comunali, affrontare il presidio degli spazi pubblici, la vivibilità dei quartieri e le condizioni di chi utilizza i mezzi di trasporto o lavora a contatto con il pubblico. Un programma credibile dovrebbe chiarire quali interventi dipendano dal Comune e quali richiedano il coinvolgimento di altre istituzioni.

In questo senso, la presenza di Vairo introduce nel racconto un riferimento al mondo del trasporto pubblico. Sarebbe tuttavia prematuro ricavarne una posizione di ATM, dei suoi dipendenti o delle rappresentanze sindacali: il ruolo indicato nella comunicazione riguarda uno specifico nucleo politico. Il possibile collegamento fra sicurezza e condizioni del lavoro resta comunque un tema sul quale il confronto potrebbe svilupparsi.

Più ampia è la prospettiva illustrata da Roberto Jonghi Lavarini, che rivendica un’attività di collegamento fra gli interlocutori.

«Ho messo in contatto i dirigenti politici dei due partiti perché credo nella necessità di unire le forze, a partire dal laboratorio politico milanese, in un rinnovato centrodestra, allargato a Futuro Nazionale e alle liste civiche», ha commentato.

L’incontro viene descritto come casuale, mentre Jonghi Lavarini afferma di aver favorito il contatto politico. Le due circostanze non sono necessariamente incompatibili: un’occasione informale può inserirsi in relazioni coltivate in precedenza. Il resoconto, però, non permette di ricostruire ulteriormente i passaggi organizzativi. Ciò che emerge con chiarezza è il progetto proposto da Jonghi Lavarini: fare di Milano un luogo di sperimentazione per una coalizione più larga.

È un’ipotesi che apre interrogativi politici sostanziali. Quali sarebbero i confini dell’alleanza? Su quali punti verrebbe cercata una convergenza? Come si rapporterebbe questo percorso con le scelte degli altri partiti del centrodestra? E quale spazio avrebbero le realtà civiche nella definizione del programma e della squadra?

La disponibilità a incontrarsi è un punto di partenza. La costruzione di una coalizione richiede che ciascun interlocutore chiarisca il proprio mandato e il proprio peso nelle decisioni. Un colloquio fra esponenti locali può favorire il confronto, ma per impegnare i partiti servono passaggi politici riconoscibili e dichiarazioni esplicite.

Il nodo più visibile resta quello del candidato sindaco. Jonghi Lavarini indica due figure: il generale Burgio e il sottosegretario Perego.

«Sia il generale Burgio che il sottosegretario Perego sono figure istituzionali che potrebbero ben rappresentare questo progetto come candidato sindaco. Le questioni più importanti sono l’unità su un buon programma civico e su una squadra forte e coesa».

La formulazione lascia aperta la scelta. Esprime una valutazione favorevole su entrambi i profili e propone di anteporre la costruzione del progetto alla sua guida. Non contiene una rinuncia, un’investitura comune o l’annuncio di una candidatura concordata. Attribuirle uno di questi significati anticiperebbe decisioni che il testo non documenta.

Per Perego, il contatto di San Babila aggiunge un elemento al confronto sulla possibilità di raccogliere consensi e interlocuzioni oltre il perimetro di Forza Italia. Il suo incarico di sottosegretario alla Difesa è confermato dalla scheda istituzionale del Senato. La capacità di trasformare il profilo nazionale in una candidatura cittadina convincente resta invece una questione politica, da misurare sul territorio.

Su questo punto l’Osservatore Meneghino aveva già espresso perplessità nell’editoriale del 24 settembre, «Forza Italia ma seriamente Matteo il comasco?». Al centro della critica c’erano la riconoscibilità di Perego fra i milanesi e la necessità di accompagnare la proposta di un nome con idee comprensibili sul governo della città.

Il nuovo episodio offre l’occasione per tornare a quella domanda. Allargare le interlocuzioni può aiutare un aspirante sindaco a costruire una base politica; la fiducia dei cittadini richiede anche la capacità di spiegare come si intenda amministrare. Il rapporto fra questi due piani sarà decisivo per valutare la consistenza di qualunque candidatura.

Anche il richiamo al «bene comune», contenuto nella dichiarazione di Maturo, avrebbe bisogno di una traduzione concreta. È una formula impegnativa: implica scelte che devono poter essere motivate davanti all’intera città, compresi gli elettori che non si riconoscono nella coalizione. Casa, trasporti, manutenzione, servizi, attività economiche e qualità degli spazi pubblici sono terreni sui quali una proposta amministrativa dovrebbe indicare obiettivi, costi e tempi.

Lo stesso vale per le liste civiche evocate da Jonghi Lavarini. Il loro eventuale contributo dipenderebbe dalle persone coinvolte, dal radicamento nei quartieri e dalla possibilità di incidere sulle decisioni. Per costruire una squadra capace di governare, il confronto dovrebbe far emergere competenze e responsabilità precise.

L’ostilità comune verso il centrosinistra può favorire un avvicinamento. Per sostenere una candidatura e poi un’amministrazione occorrerebbe una convergenza più profonda: sulle priorità di spesa, sulle soluzioni ai problemi urbani e sul metodo con cui risolvere le divergenze fra alleati. È qui che la proposta di un «buon programma civico» potrebbe trovare il proprio banco di prova.

Il contatto di San Babila consegna quindi una notizia circoscritta ma politicamente interessante: secondo il resoconto diffuso, alcuni esponenti di Futuro Nazionale e Forza Italia hanno avviato un dialogo, mentre Jonghi Lavarini propone di svilupparlo in direzione di un centrodestra allargato.

I prossimi passaggi permetteranno di capire se quell’incontro resterà un episodio o avrà seguito in riunioni, proposte e prese di posizione condivise. Per ora c’è una disponibilità al confronto raccontata dai promotori. Per Milano, il valore di quell’apertura dipenderà dalle risposte che saprà produrre.

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