Il salone di Milano riunisce 2.120 marchi di 52 Paesi. Dietro i numeri dell’esposizione, le sfide della filiera italiana e una proposta di viaggio che collega le Alpi al Mediterraneo
MILANO — Dieci padiglioni, oltre trecentomila metri quadrati tra superficie espositiva e aree esterne, 754 espositori e 2.120 marchi provenienti da 52 Paesi. L’ottantatreesima edizione di EICMA, inaugurata il 3 novembre a Fiera Milano Rho, offre anzitutto la misura di un settore capace di richiamare imprese, investimenti e passioni da ogni parte del mondo. È l’edizione più grande da quando l’Esposizione internazionale delle due ruote si svolge nel quartiere fieristico di Rho, secondo i dati diffusi da Lombardia Notizie. Dopo le giornate dedicate alla stampa e agli operatori, il salone aprirà al pubblico dal 5 all’8 novembre, come conferma il calendario ufficiale.
La dimensione dell’appuntamento suggerisce però una lettura che vada oltre la successione delle novità di prodotto. Nei padiglioni si incontrano alcune delle questioni che attraversano l’economia europea: la competizione internazionale, il rapporto fra ricerca e manifattura, il futuro delle competenze industriali. Accanto a queste emerge un’altra prospettiva, legata ai territori e al modo di visitarli. Le due ruote diventano così un punto d’osservazione sul rapporto fra produzione, mobilità e turismo, fra grandi mercati e piccole economie locali.
La vocazione internazionale del salone è evidente nella composizione dei marchi rappresentati: il 74 per cento proviene dall’estero, secondo il comunicato regionale sull’inaugurazione. Circa il 30 per cento degli espositori diretti è costituito da aziende che partecipano per la prima volta o tornano alla manifestazione. Entrano nella geografia di EICMA anche imprese di Bahamas, Cambogia, Cipro, Egitto e Finlandia. È una presenza che restituisce l’immagine di un’industria diffusa, nella quale progettazione, produzione, componentistica e distribuzione si confrontano su scala mondiale.
Per Milano e la Lombardia questa capacità di attrazione rappresenta un patrimonio economico. Intervenendo all’inaugurazione, il presidente della Regione Attilio Fontana ha insistito sul ruolo delle fiere come luoghi nei quali le imprese costruiscono relazioni commerciali e trasformano l’innovazione in opportunità di crescita. Ha inoltre richiamato gli effetti delle grandi manifestazioni sulla ricettività, sui trasporti, sulla logistica e sui servizi. Il valore di un salone si estende infatti alla rete di attività che ne rende possibile lo svolgimento e alle occasioni di lavoro che riesce ad attivare.
Il rapporto fra la forza dell’esposizione e la salute dell’industria merita tuttavia attenzione. Un appuntamento molto partecipato documenta l’interesse per un mercato; per conoscere la condizione delle imprese occorre osservare anche dove si produce, come si distribuisce il valore e quali prospettive si aprono per i fornitori. Una crescita delle vendite può accompagnarsi a un aumento delle importazioni, mentre singoli segmenti della manifattura attraversano passaggi difficili. Sono fenomeni che richiedono strumenti di lettura diversi.
Nella newsletter del 2 novembre, che anticipa l’edizione del giorno successivo, ItalyPost segnala proprio questa tensione: alla ripresa della domanda di due ruote affianca le difficoltà di parte della filiera italiana e l’avanzata della concorrenza asiatica. È un quadro da tenere distinto dai dati dimensionali del salone, ma utile a formulare la domanda industriale che EICMA porta con sé: in che misura l’espansione del mercato può tradursi in investimenti, occupazione e capacità produttiva in Italia?
Il tema riguarda le grandi case e l’insieme delle imprese che contribuiscono alla realizzazione di un veicolo. Componenti, abbigliamento tecnico, caschi, servizi e lavorazioni specializzate formano un tessuto nel quale la competitività si costruisce attraverso molte competenze. Il successo commerciale di un marchio e la solidità dei suoi fornitori sono legati, pur seguendo tempi e condizioni differenti. Per questo la visibilità internazionale acquista un significato duraturo quando sostiene anche la ricerca, la formazione e la continuità delle conoscenze professionali.
In questa prospettiva, il salone può svolgere una funzione concreta. L’incontro diretto permette a una piccola impresa di presentare una soluzione, trovare un interlocutore e accedere a una rete commerciale. La densità di relazioni concentrata in pochi giorni è una delle ragioni della tenuta delle fiere anche nell’epoca della comunicazione digitale. L’esito di quegli incontri si misura poi nei mesi successivi, attraverso collaborazioni, commesse e progetti.
C’è inoltre una dimensione culturale dell’industria motociclistica che l’edizione 2026 mette in evidenza attraverso “Speed Legends”, la mostra dedicata alla storia della classe regina del motociclismo. Nata nell’ambito della partnership EICMA.SHIFT UP con MotoGP e con il patrocinio della Federazione internazionale di motociclismo, l’esposizione occupa circa mille metri quadrati nel padiglione 22. Il percorso annunciato comprende oltre trenta moto storiche, affiancate dalle cinque MotoGP protagoniste della stagione 2026.
La AJS Porcupine, con la quale Leslie Graham conquistò nel 1949 il primo titolo mondiale della classe 500, la Moto Guzzi otto cilindri e le MV Agusta legate a Giacomo Agostini e Phil Read restituiscono passaggi diversi di una lunga ricerca tecnica. A questi si aggiungono, fra gli altri modelli annunciati, le moto di Franco Uncini, Mick Doohan e Kevin Schwantz, fino alle macchine dell’era MotoGP associate a Casey Stoner, Valentino Rossi, Jorge Lorenzo e Marc Márquez.
Una raccolta di questo genere consente di guardare alle corse anche come a un archivio di lavoro e di conoscenze. Dietro ogni mezzo ci sono progettisti, meccanici, sperimentazioni e capacità di affrontare problemi. La memoria sportiva diventa così una porta d’ingresso nella storia della tecnica, capace di avvicinare anche chi conosce soprattutto i nomi dei campioni. Per le generazioni più giovani può essere un’occasione per comprendere quanto studio e quanta collaborazione siano necessari a trasformare un’intuizione in una macchina.
Un diverso rapporto con il tempo e con lo spazio emerge dalla proposta che Piemonte e Liguria presentano insieme al salone. Le due Regioni condividono uno stand e promuovono diciannove itinerari motociclistici: quattordici raccolti nel progetto “Piemonte in moto” e cinque nella “Liguria degli Anelli”. La partecipazione comune dà seguito all’accordo turistico firmato nell’ottobre 2025 al TTG Travel Experience di Rimini, con l’obiettivo di costruire un’offerta fra Alpi e Mediterraneo.
La notizia ha un interesse che supera la promozione di singole destinazioni. Il viaggio attraversa territori contigui e mette in relazione paesaggi che le organizzazioni amministrative gestiscono separatamente. Una proposta comune può rendere più semplice il passaggio dalla montagna alla costa e invitare il visitatore a considerare parte della stessa esperienza le vallate, le colline, i borghi e le città incontrate lungo il percorso.
I cinque itinerari liguri comprendono complessivamente 2.428,3 chilometri, secondo il comunicato della Regione Piemonte del 3 novembre. Il più lungo, “Dalle Alpi alla Riviera dei Fiori”, si sviluppa per 777,1 chilometri: da Torino attraversa la Val Varaita e il Colle di Sampeyre, prima di raggiungere la costa e proseguire verso Imperia, Sanremo e Ventimiglia. “Vigne e Mare” collega invece le risaie del Vercellese, il Monferrato e le Langhe alla Riviera savonese.
Gli altri percorsi toccano, con tracciati differenti, il Roero, Sassello, l’entroterra genovese, il Tortonese e le valli che conducono al Golfo del Tigullio. Ne risulta una geografia nella quale il mare costituisce una delle tappe di un viaggio più articolato. Le produzioni alimentari, i centri minori e i paesaggi agricoli diventano ragioni per fermarsi e conoscere, oltre che luoghi da attraversare.
L’assessore ligure al Turismo Luca Lombardi ha indicato fra gli obiettivi della proposta il sostegno alle economie dell’entroterra e la possibilità di attrarre visitatori fuori dalla stagione estiva. È su questo terreno che il mototurismo può essere valutato come strumento di sviluppo locale. Una sosta, un pernottamento, un pasto e una visita contribuiscono a distribuire la spesa lungo il percorso. Perché ciò avvenga, l’itinerario deve incontrare servizi disponibili e informazioni attendibili, oltre alla qualità dei paesaggi.
I quattordici tracciati piemontesi, ideati, progettati e collaudati dall’esperto di viaggi e mototurismo Fabrizio Bruno ed editati da VisitPiemonte, cercano di rispondere anche a questa esigenza. Le schede annunciate comprendono tracce GPX, mappe interattive, durata prevista, difficoltà, dislivelli, stagione consigliata e punti d’interesse. L’offerta spazia dal Monviso ai laghi Maggiore e d’Orta, dal Biellese alle Langhe, dal Roero al Monferrato, fino alle terre di Novara e Vercelli.
La qualità dell’informazione ha qui un valore essenziale. Aiuta a scegliere un percorso adatto alla propria esperienza, a programmare le soste e a considerare le caratteristiche dei luoghi. Soprattutto in montagna, la promozione turistica deve accompagnarsi alla verifica delle condizioni effettive di accessibilità. L’interesse di una strada panoramica va tenuto insieme alla sua manutenzione, alla convivenza fra utenti e al rispetto delle comunità residenti.
Anche il richiamo alle antiche vie del sale, contenuto nell’intervento dell’assessore piemontese Paolo Bongioanni, offre una chiave di lettura del progetto. Quelle vie raccontano scambi fra territori e abitudini alimentari nate dall’incontro di prodotti diversi. Ripercorrerle oggi significa poter riconoscere nel paesaggio le tracce di relazioni economiche e culturali precedenti. Il turismo acquista spessore quando rende comprensibili questi legami e aiuta il visitatore a leggere ciò che incontra.
L’accostamento fra industria e territori è dunque uno degli aspetti più significativi di EICMA. Da una parte si concentra un mercato internazionale, con la sua competizione e la sua ricerca di innovazione; dall’altra si presentano luoghi nei quali il valore del viaggio dipende dalla capacità di sostare, conoscere e rispettare. A collegare queste dimensioni sono le persone: chi progetta e produce, chi utilizza i mezzi, chi accoglie i visitatori e chi vive lungo le strade percorse.
Il richiamo esercitato dalle due ruote porta con sé anche una responsabilità condivisa. La sicurezza, l’attenzione agli altri utenti e la cura dei luoghi devono accompagnare il piacere della guida. Sono condizioni dalle quali dipende la possibilità di rendere compatibili la passione individuale e la qualità della vita collettiva.
Al salone di Milano, i numeri testimoniano la capacità di riunire il mondo motociclistico. Il significato economico e sociale di questa forza si vedrà nella sua capacità di generare lavoro qualificato, collaborazioni industriali e opportunità per i territori. Fra i padiglioni di Rho e le strade che uniscono le Alpi al mare prende forma una stessa questione: come trasformare il movimento in relazioni e valore che durino.







