Ci sono premi che passano, lasciano una fotografia e finiscono nell’archivio. E poi ce ne sono altri che, anno dopo anno, diventano parte della storia del luogo che li ospita. Il Premio “Una Vita Nel Cinema” appartiene a questa seconda categoria. Da 33 edizioni torna al Lido di Venezia per ricordare che il cinema non è fatto soltanto di divi, tappeti rossi e prime serate, ma soprattutto di persone, mestieri e vite spese dietro e davanti a una macchina da presa. L’occasione, quest’anno, è stata ancora una volta la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, arrivata all’83ª edizione. La cerimonia si è tenuta nella Sala della Regione Veneto dell’Hotel Excelsior, uno di quei luoghi veneziani che sembrano avere il cinema scritto nelle pareti. La storia del premio comincia nel 1994, quando il Maestro e scultore Giorgio Bortoli, raccogliendo l’idea del critico cinematografico Gianluigi Rondi, decise di dare forma a un riconoscimento diverso dal consueto. Non soltanto le celebrità, ma l’intero mondo che rende possibile un film. È una differenza importante, perché spesso il pubblico vede il risultato e non tutto ciò che c’è prima. Vede gli attori, il regista, il manifesto. Molto meno frequentemente vede tecnici, autori, collaboratori e professionisti che lavorano per mesi, a volte per anni, affinché quella storia possa finalmente arrivare sullo schermo. “Una Vita Nel Cinema” ha scelto di non dimenticarli. Negli anni, naturalmente, sono arrivati anche nomi capaci di riempire intere pagine della storia cinematografica. Maria Grazia Cucinotta, Debora Caprioglio, Gillo Pontecorvo, Ornella Muti, Woody Allen, Marco Bellocchio ed Ennio Morricone sono tra i premiati delle precedenti edizioni. Un elenco che racconta da solo quanto il premio abbia attraversato epoche, generi e sensibilità differenti. C’è poi un elemento che rende il riconoscimento ancora più personale: la scultura realizzata ogni anno da Bortoli. Non esiste un trofeo uguale all’altro. L’artista cambia materiali, forme e dimensioni e lascia che sia il cinema, con le sue suggestioni, a guidare il lavoro. L’idea è quella di trasformare il premio in qualcosa che non sia soltanto da conservare, ma anche da guardare e interpretare. Bortoli lo ha spiegato con chiarezza: il riconoscimento vuole essere collettivo e coinvolgere tutti coloro che partecipano alla costruzione di un film. Un concetto che, in tempi dominati dall’immagine e dalla ricerca del protagonista assoluto, assume un significato particolare. Quattro sono stati i riconoscimenti assegnati durante questa 33ª edizione. Stefano Colucci è stato premiato per il suo impegno internazionale nel campo dell’arte e della cultura. A Barbara Bonanni è andato il riconoscimento per i meriti artistici nel cinema e per l’attività sociale. Il Principe Maurizio Agosti Montenaro Durazzo, conosciuto artisticamente come “Il Principe Maurice”, ha ricevuto il premio per la sua carriera internazionale. Colucci e Bonanni fanno parte anche della Commissione Arte Senato, impegnata nella valorizzazione della cultura e delle diverse forme artistiche. Una targa d’onore ha infine riconosciuto il lavoro di Giovanni De Ficchy, giornalista e scrittore con una particolare conoscenza di Cinecittà. Il suo contributo alla narrazione del cinema passa attraverso la ricerca, l’analisi e la scrittura, strumenti che permettono di conservare una memoria che altrimenti rischierebbe di perdersi. Alla serata hanno partecipato, tra gli altri, il presidente del Consiglio comunale Matteo Senno, la presidente della Municipalità del Lido e Pellestrina Marina Faraguna e le Marie guidate da Mariagrazia Bortolato. Presenze diverse, accomunate dal rapporto con una manifestazione che ormai appartiene alla storia culturale del Lido. Ed è forse proprio questo il punto. Dopo 33 edizioni, “Una Vita Nel Cinema” non ha bisogno di inventarsi una nuova identità. La sua forza sta nella continuità. Nel tornare ogni anno nello stesso luogo e nel ricordare che il cinema è un lavoro collettivo, fatto di talento ma anche di pazienza, competenza e passione. In una Venezia che per qualche giorno diventa ancora una volta capitale mondiale della settima arte, il premio prova così a fare una cosa semplice: fermarsi. Guardare indietro, riconoscere chi ha contribuito a costruire questa lunga storia e lasciare spazio a chi continuerà a scriverla. Trentatré edizioni sono un traguardo importante. Ma, in fondo, anche nel cinema contano poco i numeri quando davanti ci sono ancora storie da raccontare. E al Lido, di storie, ce ne sono ancora moltissime.







