Stranieri irregolari e rischio criminale.

Analisi tecnico‑criminologica per la sicurezza del territorio.

di Dr. Carlo Collarino – dirigente regionale UDC

L’integrazione è un processo che richiede prerequisiti chiari:

legalità, adesione ai valori costituzionali, volontà di apprendere la lingua e capacità di inserirsi nel tessuto sociale. Quando questi elementi mancano, l’integrazione non è possibile. E quando alla mancanza di volontà si aggiunge la presenza di comportamenti criminali, il problema diventa tecnico, non ideologico. Nel dibattito pubblico si tende spesso a confondere “stranieri” e “stranieri irregolari”. Si tratta invece di due categorie profondamente diverse. La grande maggioranza degli stranieri regolari vive onestamente, lavora, studia e contribuisce alla comunità. Gli stranieri irregolari, invece, costituiscono una popolazione eterogenea, ma con caratteristiche che, in una quota significativa, presentano indicatori criminologici di rischio elevato. Il profilo tecnico dello straniero irregolare. Dal punto di vista amministrativo, è irregolare chi:

– è entrato senza autorizzazione;

– è rimasto oltre la scadenza del permesso;

– ha perso i requisiti per il soggiorno;

– è stato respinto dal circuito dell’asilo.

Questa condizione comporta assenza di residenza, lavoro regolare, legami familiari stabili, tutti elementi che in criminologia aumentano il rischio di devianza. Gli indicatori criminologici: cosa ci dice la scienza del comportamento deviante? La criminologia utilizza tre categorie di indicatori per valutare la pericolosità sociale e la probabilità di recidiva. Indicatori statici (Static Risk Factors). Sono fattori non modificabili, che aumentano la probabilità di condotte criminali:

– irregolarità amministrativa persistente;

– precedenti penali o segnalazioni di polizia;

– assenza di legami familiari o comunitari;

– storia di comportamenti violenti o predatori.

Quando questi elementi si sommano, il profilo è classificabile come ad alto rischio criminogeno. Indicatori dinamici (Dynamic Risk Factors). Sono fattori modificabili, ma spesso negativi nei soggetti irregolari:

– marginalità economica e assenza di reddito lecito;

– rifiuto delle norme sociali;

– frequentazione di contesti criminali;

– uso di sostanze o coinvolgimento nello spaccio;

– incapacità di stabilire relazioni prosociali.

Questi fattori aumentano la probabilità di recidiva e rendono inefficaci i percorsi di integrazione. Indicatori situazionali (Situational Crime Factors).

La criminologia ambientale mostra che alcuni contesti favoriscono la criminalità:

– aree urbane degradate;

– scarsa presenza di controllo formale e informale;

– gruppi criminali già radicati;

– presenza di vittime vulnerabili (donne, minori, anziani).

Gli irregolari ad alta devianza tendono a collocarsi proprio in questi contesti, amplificando il rischio. Perché una parte degli irregolari è “non integrabile”. L’integrazione richiede:

– stabilità;

– rispetto delle norme;

– capacità di cooperare;

– volontà di aderire ai valori della comunità.

Chi vive di spaccio, violenze, aggressioni o reati predatori nega alla radice questi requisiti. La criminologia parla di carriera criminale quando il reato non è episodico, ma ripetuto, strutturato, inserito in reti e contesti. In questi casi:

– il reato diventa fonte di reddito;

– il gruppo criminale diventa contesto di appartenenza;

– il territorio è vissuto come spazio da sfruttare, non da condividere.

In tale quadro, parlare di integrazione è tecnicamente fuorviante. Il nodo delle violenze contro le donne. Le violenze di genere commesse da soggetti irregolari rappresentano un indicatore di rischio elevatissimo:

– alta recidiva;

– escalation della violenza;

– assenza di empatia verso la vittima;

– incapacità di controllo degli impulsi.

Un soggetto che aggredisce o violenta non è integrabile: la priorità diventa la tutela delle vittime e la sicurezza pubblica. Linee operative basate su evidenze criminologiche. Da questa analisi emergono alcune direttrici tecniche:

– identificazione immediata dei soggetti irregolari;

– valutazione del rischio con strumenti validati (HCR‑20, SARA, LS/CMI);

– allontanamento amministrativo per chi presenta indicatori di pericolosità;

– monitoraggio territoriale delle aree ad alta densità criminogena;

– tutela rafforzata delle donne e delle vittime vulnerabili;

– integrazione selettiva solo per chi presenta indicatori di rischio bassi o moderati.

In conclusione. Non è razzismo affermare che non tutti sono integrabili. È criminologia. È analisi del rischio. È tutela della sicurezza pubblica. L’integrazione è possibile solo per chi rispetta le regole. Chi delinque, chi spaccia, chi aggredisce e chi commette violenze non è integrabile, perché presenta indicatori di rischio incompatibili con qualsiasi percorso di inclusione. La sicurezza dei cittadini e delle donne non è un’opinione: è un dovere istituzionale.

Hot this week

Triangle 2026 porta a Durazzo arte, musica e fotografia in un viaggio culturale sull’Adriatico 

C'è una città sull'Adriatico che quest'estate si prepara a...

Orgoglio Rocca Priora: l’inarrestabile ascesa sul ring di Vittoria Milani campionessa tricolore

Il panorama del pugilato nazionale celebra l'ennesima dimostrazione di...

Caterina giramondo di Paola Corradi: recensione del libro tra viaggi, amicizia e fantasia

"Caterina giramondo", il viaggio diventa una favola tra California,...

Topics

spot_img

Related Articles

Popular Categories

spot_imgspot_img