
Municipio 9: fare cultura, costruire comunità
di Michele Stimola, consigliere e presidente della Commissione Welfare Culturale del Municipio 9 di Milano
In questi cinque anni di mandato abbiamo cercato di portare avanti un’idea precisa di politica di prossimità, riconoscendo nella cultura uno strumento fondamentale per creare comunità, attivare gli spazi pubblici e rafforzare le relazioni tra le persone. Una visione che parte dai quartieri, ascolta chi li abita e prova a trasformare bisogni, energie e proposte in opportunità collettive, valorizzando la cultura non soltanto come offerta di eventi, ma anche come occasione di partecipazione, inclusione e trasformazione del territorio.
A questo percorso ho cercato di contribuire portando anche le competenze maturate nel mio lavoro, da anni legato alla progettazione culturale e all’attivazione delle comunità. Un’esperienza professionale che mi ha insegnato quanto sia importante costruire relazioni, mettere in dialogo soggetti diversi e riconoscere il valore delle energie, delle competenze e dei progetti che già esistono nei territori.
I Municipi hanno risorse economiche limitate e competenze amministrative che spesso non consentono di intervenire direttamente su tutte le questioni che interessano i nostri quartieri. Ma questo non significa che non possano svolgere un ruolo importante. Anzi, credo che una delle loro funzioni più preziose sia proprio quella di mettere in connessione ciò che già esiste, costruire relazioni e creare le condizioni perché nuovi progetti possano nascere e crescere.
È anche in questa direzione che abbiamo lavorato in Municipio 9, dedicando particolare attenzione alla cultura, all’aggregazione, alla partecipazione e all’utilizzo dello spazio pubblico.
Lo spazio pubblico non è soltanto un luogo da attraversare, ma un bene comune da vivere. Piazze, parchi, giardini e strade possono diventare luoghi di incontro, socialità, espressione culturale e partecipazione. Per questo abbiamo sostenuto e incoraggiato iniziative capaci di portare attività culturali e aggregative fuori dai luoghi tradizionali, rendendole più accessibili e vicine alle persone.
Penso al cinema all’aperto, agli eventi culturali diffusi, alle esperienze artistiche e alle iniziative promosse dalle associazioni e dalle realtà indipendenti nei diversi quartieri del Municipio. Esperienze differenti, accomunate dalla volontà di restituire centralità alla dimensione collettiva della vita urbana.
Un altro elemento fondamentale è stato il lavoro di relazione con il territorio. Il Municipio 9 è ricco di associazioni, comitati, collettivi, spazi culturali, artiste e artisti, cittadine e cittadini attivi. Abbiamo cercato di favorire il dialogo e la collaborazione tra le grandi istituzioni culturali della città e le realtà più piccole e indipendenti, mettendo in relazione artisti, collettivi, associazioni, scuole e biblioteche, e valorizzando le diverse infrastrutture culturali, pubbliche e indipendenti: dai teatri alle librerie di quartiere, fino agli spazi di aggregazione e produzione artistica. L’obiettivo è costruire un ecosistema culturale sempre più aperto, accessibile e diffuso, nel quale risorse, spazi e competenze possano essere condivisi e generare nuove opportunità.
Il compito delle istituzioni non dovrebbe essere quello di sostituirsi alle energie presenti sul territorio, ma di riconoscerle, sostenerle e metterle in rete, facilitando il dialogo e rendendo più semplice la realizzazione delle loro proposte.
È un approccio che considera la cultura non soltanto come un calendario di eventi, ma come uno strumento di inclusione, partecipazione e costruzione di legami sociali.
Naturalmente non tutto è stato semplice e molto resta ancora da fare. La carenza di spazi di aggregazione accessibili, le difficoltà delle realtà indipendenti, la necessità di migliorare la qualità dello spazio pubblico e di semplificare le procedure burocratiche sono questioni che continuano a richiedere attenzione e risposte concrete. In una città come Milano, dove sempre più spesso gli spazi di socialità sono legati al consumo, difendere e moltiplicare le occasioni di incontro libero e accessibile diventa anche una scelta politica.
Questi anni ci hanno confermato una convinzione: la qualità di un quartiere non si misura soltanto attraverso gli interventi materiali, ma anche attraverso la capacità delle persone di incontrarsi, riconoscersi e sentirsi parte di una comunità.
Non basta, infatti, riqualificare una piazza o un giardino: bisogna anche creare le condizioni affinché quello spazio venga vissuto, abitato e riconosciuto come proprio da chi vive il quartiere.
Credo che la politica di prossimità debba continuare a lavorare proprio in questa direzione: ascoltare, costruire alleanze, valorizzare ciò che nasce dal basso e trasformare le risorse, anche quando sono poche, in opportunità condivise.
Perché una città più giusta, inclusiva e viva si costruisce anche così: un quartiere, uno spazio e una relazione alla volta.






