Sogin, la società pubblica incaricata dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi, ha pubblicato il bilancio di sostenibilità relativo al 2025. Un confronto testuale con l’edizione precedente, relativa al 2024, restituisce un quadro in parte coerente con la narrazione istituzionale del comunicato stampa e in parte più articolato, soprattutto su alcuni punti che il comunicato non menziona o menziona solo in forma indiretta. Quanto segue si basa sui due documenti così come pubblicati da Sogin, integrati — dove indicato esplicitamente — con informazioni reperite tramite ricerche pubbliche; per i fatti di natura giudiziaria si è mantenuta la massima cautela lessicale, trattandosi di procedimenti non definiti.
L’avanzamento del decommissioning
Il bilancio 2025 riporta un avanzamento economico complessivo del decommissioning nazionale pari, secondo quanto indicato nel testo, al 47,7% al 31 dicembre 2025. In termini di valore, l’avanzamento economico passerebbe da 98,3 a 106,6 milioni di euro rispetto all’anno precedente, un dato che compare nei due documenti e che, salvo diversa indicazione, sembra riferirsi alla stessa metrica interna adottata da Sogin negli anni.
Le gare: un’accelerazione dichiarata
Uno dei dati più significativi dal punto di vista industriale riguarda gli appalti. Il bilancio 2024 indicava 42 gare da albo fornitori per un valore complessivo di 24,7 milioni di euro; nel bilancio 2025 le gare risultano scese a 29, ma per un valore più che doppio, pari a 51,8 milioni. Sogin dichiara inoltre l’obiettivo di bandire, nel 2026, gare per oltre 420 milioni di euro, a fronte di una media storica indicata in circa 90 milioni annui: un’accelerazione, se confermata dai fatti, di quasi cinque volte rispetto alla media. L’azienda specifica che circa l’80% di questo valore sarebbe orientato a imprese italiane. Si tratta, va sottolineato, di un obiettivo dichiarato per l’anno in corso e non di un dato consuntivato: la sua realizzazione andrà verificata nei prossimi bilanci.
Tra i siti coinvolti nelle attività di decommissioning figurano, secondo quanto risulta dai documenti, impianti in Piemonte (Trino, Saluggia, Bosco Marengo) e Lombardia (Caorso, al confine), oltre a Ispra: un’eventuale ricaduta economica territoriale di queste gare rappresenterebbe, per una testata con attenzione al Nord Italia, un possibile filone di approfondimento separato, da verificare caso per caso con i bandi effettivamente pubblicati.
La comunicazione sui visitatori: un confronto che cambia base
Un punto che merita cautela riguarda le cifre sui visitatori. Il comunicato stampa relativo al bilancio 2025 indica un incremento del 45% dei visitatori rispetto al 2024. Dal confronto tra i due testi risulta però che questo dato si riferisce specificamente alle visite programmate ai siti (che sarebbero passate da 948 a 1.377), e non al numero complessivo di persone entrate fisicamente nei siti in dismissione nel corso dell’anno. Se si guarda a quest’ultimo dato — la partecipazione complessiva, comprensiva dell’evento “Open Gate” — il confronto tra i due bilanci suggerisce piuttosto un calo, potenzialmente superiore al 50%: nel 2024 l’evento Open Gate aveva infatti portato, secondo quanto riportato nel relativo bilancio, oltre 3.000 visitatori in due giornate e circa 40 giornalisti accreditati; nel testo del 2025 l’evento Open Gate non risulta più menzionato. Scompaiono anche, dal documento più recente, le metriche relative alla presenza mediatica che nel 2024 erano quantificate in 6.437 uscite stampa.
Va detto con chiarezza che questa lettura si basa sul confronto tra i testi dei due bilanci così come pubblicati da Sogin, e non su una verifica indipendente dei dati sottostanti; è possibile che esistano spiegazioni organizzative (ad esempio la mancata riedizione dell’evento Open Gate nel 2025) che l’azienda non ha reso esplicite nei due documenti esaminati. Prima di qualsiasi pubblicazione, sarebbe opportuno chiedere un chiarimento diretto a Sogin sui criteri di conteggio adottati nei due anni e sulle ragioni dell’eventuale assenza dell’Open Gate 2025.
Il procedimento giudiziario relativo al sito di Rotondella
Il bilancio 2025 contiene, in nota a pagina 24, un riferimento a un procedimento giudiziario relativo all’impianto Itrec di Rotondella (Centro ricerche Enea Trisaia, Basilicata), un impianto pilota per il riprocessamento di uranio e torio, in esercizio dal 1975 al 1987, che lo stesso bilancio definisce — insieme al sito di Saluggia — tra i più complessi dal punto di vista ingegneristico dell’intero programma di decommissioning italiano.
Sulla base di quanto risulta dal documento e da fonti di stampa consultate, il procedimento trarrebbe origine da un’inchiesta della Procura di Potenza avviata nell’aprile 2018, a seguito del sequestro di alcune vasche di raccolta delle acque di falda e di una condotta di scarico, disposto per interrompere presunti sversamenti nel Mar Jonio di acqua che sarebbe stata contaminata da cromo esavalente e tricloroetilene, sostanze riconducibili — secondo l’ipotesi accusatoria — al trattamento delle barre di combustibile.
Il 18 novembre 2025, secondo quanto risulta, Sogin sarebbe stata rinviata a giudizio per l’illecito amministrativo previsto dal d.lgs. 231/2001, derivante dai reati di disastro ambientale e gestione non autorizzata di rifiuti, nell’ambito di un procedimento condotto dalla Direzione distrettuale antimafia di Potenza. È importante precisare che, stando alle stesse informazioni raccolte, sarebbe imputata una sola persona fisica (un dipendente), mentre le posizioni degli altri soggetti coinvolti risulterebbero prescritte. Si tratterebbe quindi, per quanto riguarda Sogin come persona giuridica, di una responsabilità amministrativa dipendente da reato, distinta dall’accertamento di una responsabilità penale individuale, che riguarda un solo imputato e che è tuttora da accertare nel merito.
La prima udienza sarebbe stata fissata a Matera per il 19 febbraio 2026, con successivi rinvii a maggio e giugno 2026 per ragioni procedurali (notifiche tardive e uno sciopero degli avvocati penalisti). Il Tribunale avrebbe inoltre disposto la citazione di Sogin ed Enea come responsabili civili. Nel bilancio 2024, la medesima vicenda risultava ancora nella fase di udienza preliminare: il passaggio al rinvio a giudizio rappresenta quindi uno sviluppo procedurale avvenuto nel corso del 2025.
Va ribadito con la massima chiarezza che si tratta, allo stato, di accuse sottoposte a giudizio e non di fatti accertati in via definitiva: vale per tutti i soggetti coinvolti la presunzione di non colpevolezza fino a sentenza passata in giudicato. Merita inoltre di essere sottolineato, come dato giornalisticamente rilevante in sé, che questa vicenda compaia nel bilancio 2025 solo in una nota a pagina 24, senza alcuna menzione nel comunicato stampa di accompagnamento.
Il progetto BESS di Latina
Un secondo elemento di discontinuità tra le due edizioni riguarda i sistemi di accumulo elettrochimico (BESS, Battery Energy Storage System). La lettera di apertura del bilancio 2024 enfatizzava una strategia di “twin transition” per i siti in dismissione, con riferimenti a possibili impieghi futuri come data center, piccoli reattori modulari (SMR) e sistemi di accumulo a batteria.
Nel corso del 2025, secondo quanto risulta dal bilancio più recente, Sogin avrebbe bandito una procedura di project financing per la realizzazione di un impianto BESS da 266 MW nell’area Cirene del sito di Latina. Il medesimo documento indica tuttavia che, in relazione all’asta MACSE (Meccanismo di Approvvigionamento di Capacità di Stoccaggio Elettrico) gestita da Terna, l’impianto non sarebbe stato “contrattualizzato” — una circostanza che, in assenza di ulteriori dettagli nel testo, non consente di stabilire con certezza le ragioni del mancato esito positivo, né se il progetto sia da considerarsi definitivamente accantonato o solo rinviato.
Va segnalato che la lettera di apertura del bilancio 2025 non riprende più, con la stessa enfasi dell’anno precedente, i riferimenti a data center e reattori di nuova generazione presenti nel 2024. Anche in questo caso si tratta di un’osservazione basata sul confronto testuale tra i due documenti, che meriterebbe una verifica diretta con l’ufficio stampa di Sogin prima di qualunque pubblicazione, anche per comprendere se il progetto BESS di Latina sia stato ribandito o accantonato.
Il caso Cemex a Saluggia
Il bilancio 2024 annunciava l’annullamento, in autotutela, di un precedente bando relativo al sito Cemex di Saluggia, motivato — secondo la formulazione riportata nel documento — da “vizi sostanziali ereditati dal passato”, e l’avvio di un nuovo iter di gara. Nel bilancio 2025, il riferimento a Cemex compare unicamente come “futuro impianto”, senza alcun aggiornamento esplicito sull’esito della nuova procedura annunciata l’anno precedente. Anche in questo caso, l’assenza di aggiornamento nel testo non equivale necessariamente a un’assenza di sviluppi nella realtà: potrebbe trattarsi di una scelta redazionale del documento, da verificare con la società.
Il Deposito Nazionale: una tempistica che resta ferma
Sul fronte del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi, il bilancio 2025 non registrerebbe, secondo quanto risulta dal testo, alcuna autocandidatura di siti. Il parere di scoping sulla Valutazione ambientale strategica (VAS) sarebbe arrivato il 21 agosto 2025, a circa nove mesi dall’avvio della relativa procedura; il Rapporto ambientale risulterebbe rinviato al 2026, con la successiva fase di consultazione pubblica ancora da avviare. Il documento riporterebbe inoltre due istanze di accesso civico presentate nel 2025 in relazione alla CNAI (Carta Nazionale delle Aree Idonee).
Le sanzioni amministrative
Il bilancio 2025 indica un pagamento di 15.020 euro relativo al sito di Casaccia, descritto come il più alto dell’ultimo triennio; il bilancio 2024 riportava invece una sanzione di 13.000 euro relativa al sito di Saluggia, senza altri casi comparabili nell’anno. Si tratta di importi non ingenti in valore assoluto, ma il relativo incremento — se confermato da un’analisi più ampia delle sanzioni ricevute negli anni precedenti — potrebbe costituire uno spunto di verifica ulteriore, da contestualizzare presso gli enti competenti (presumibilmente ARPA o il Ministero dell’Ambiente) per comprendere la natura delle violazioni contestate.
L’acquisizione di Deposito Avogadro
Un’operazione societaria che il confronto tra i due bilanci porta alla luce riguarda Deposito Avogadro S.p.A., società che gestisce il deposito di combustibile nucleare irraggiato collegato al sito di Trino e che, nel bilancio 2024, risultava appartenere al Gruppo Stellantis. Secondo quanto indicato nel bilancio 2025, alla fine dell’anno il Consiglio dei ministri avrebbe autorizzato Sogin ad acquisire il 100% della società. Il documento non fornisce, per quanto risulta dall’analisi condotta, dettagli sul valore economico dell’operazione né sulle relative tempistiche di perfezionamento: si tratterebbe quindi di un passaggio pubblico-privato di un certo rilievo, meritevole di approfondimento autonomo, anche interpellando direttamente Sogin e il Ministero dell’Economia sui termini della cessione.
Il personale e la sicurezza
Sul fronte occupazionale, l’organico Sogin risulterebbe sostanzialmente stabile, passando da 1.062 a 1.057 persone tra il 2024 e il 2025, mentre il valore economico distribuito ai dipendenti sarebbe salito da 92,9 a 95,9 milioni di euro. Sul piano della sicurezza sul lavoro, gli infortuni tra i dipendenti diretti di Sogin sarebbero scesi da 5 a 1, mentre quelli tra il personale delle imprese appaltatrici risulterebbero stabili a 2 casi.
Una nota metodologica
Dal punto di vista formale, il bilancio 2025 risulta più breve di circa 42 pagine rispetto a quello del 2024, pur introducendo un indice GRI (Global Reporting Initiative) assente nell’edizione precedente. Tra le informazioni che sembrano ridimensionarsi nel documento più recente figura anche il fronte internazionale: la conclusione di una consulenza decennale con la società slovacca Javys, relativa al sito di Bohunice, lascerebbe l’attività estera di Sogin, per quanto risulta dal testo, priva di commesse di peso paragonabile esplicitamente dichiarate.
Considerazioni finali
Nel complesso, il confronto tra le due edizioni del bilancio di sostenibilità restituisce l’immagine di una società che, a fronte di risultati industriali in parte positivi — l’avanzamento del decommissioning, il netto incremento del valore delle gare bandite, la riduzione degli infortuni — gestisce anche alcuni fronti più delicati (il procedimento giudiziario di Rotondella, l’esito incerto del progetto BESS di Latina, lo stallo del Deposito Nazionale) con una comunicazione pubblica che tende a non enfatizzarli, o a non menzionarli affatto nei comunicati stampa, pur riportandoli — talvolta in forma sintetica o in nota — all’interno del documento integrale.
Si tratta di un’osservazione basata sul confronto tra due testi resi pubblici dalla stessa azienda, e non di un giudizio sulle intenzioni comunicative di Sogin, che non sono verificabili sulla base dei soli documenti esaminati. Prima di una pubblicazione, ciascuno dei punti sollevati — in particolare quelli relativi al procedimento di Rotondella, al progetto BESS di Latina e ai criteri di conteggio dei visitatori — meriterebbe una richiesta di chiarimento diretta all’ufficio stampa di Sogin, oltre a una verifica autonoma delle fonti giudiziarie citate presso il Tribunale di Matera per quanto riguarda lo stato del procedimento.







