Tajani parlava di Vannacci non gonne

Antonio Tajani parlava di Roberto Vannacci. Non di gonne. O meglio: parlava anche di gonne, e lo faceva attraverso una metafora che si prestava magnificamente a diventare un titolo, un meme e una polemica. Ma il punto del suo discorso era un altro. E per capirlo sarebbe bastato ascoltarlo per qualche minuto in più.

Dal palco di Itaca, a Formello, il segretario di Forza Italia stava ragionando sulla concorrenza politica a destra e sull’affidabilità di un partito rispetto alle formazioni capaci di attirare rapidamente l’attenzione degli elettori. Il contesto non era casuale: nelle settimane precedenti Tajani aveva già dovuto rispondere pubblicamente ai sondaggi che davano Futuro Nazionale di Roberto Vannacci davanti a Forza Italia, replicando che «sono i voti quelli che contano» e rivendicando la coerenza politica degli azzurri.

È dentro questo ragionamento che nasce la famosa metafora. Tajani immagina il consiglio da dare a un figlio che deve scegliere chi sposare: da una parte la ragazza più appariscente, affascinante ma potenzialmente infedele; dall’altra quella «meno appariscente ma più affidabile, più seria», destinata secondo il suo esempio a essere una buona madre e a garantire la stabilità della famiglia. Poi arrivano le «gonne un po’ più lunghe» e da quel momento tutto il resto scompare.

La frase sulle donne è criticabile quanto si vuole. È una metafora costruita su stereotipi evidenti e Tajani stesso, dopo le polemiche, ha detto di essere dispiaciuto per chi si fosse sentito offeso, sostenendo però che alcune sue affermazioni fossero state estrapolate da «un discorso molto più articolato».

Il problema giornalistico è un altro: raccontare una frase togliendole il contesto può finire per cambiarne il significato politico.

E il significato politico era piuttosto trasparente. La donna appariscente che può conquistarti ma poi «tradisce» rappresentava il concorrente capace di sedurre l’elettorato e poi cambiare strada; la donna meno appariscente ma affidabile rappresentava invece la continuità che Tajani attribuisce a Forza Italia. Il bersaglio della metafora era Roberto Vannacci e la sua nuova formazione. Non è soltanto un’interpretazione: la stessa presentazione della puntata di Non hanno un amico dedicata alla vicenda la definisce testualmente «la metafora per battere il generale Vannacci».

Per questo va fatto un ringraziamento a Luca Bizzarri, che con quella puntata è stato tra i pochissimi a raccontare la storia partendo dal contesto e non soltanto dai pochi secondi diventati virali. Il titolo dell’episodio, “Tajani, Puttanone e Puttanino”, non lascia dubbi sull’approccio satirico, ma almeno la satira arriva dopo aver ricostruito ciò di cui Tajani stava effettivamente parlando.

Ed è proprio recuperando il contesto che emerge la parte più ironica dell’intera vicenda.

Perché, seguendo fino in fondo la metafora scelta dallo stesso Tajani, Forza Italia non è la ragazza che tutti guardano quando entra nella stanza. È quella meno appariscente, con la gonna più lunga, tranquilla e affidabile, che magari non fa girare la testa ma che, secondo il ragionamento del ministro, conviene sposare.

Portando la caricatura all’estremo, è quasi la parte della “bruttina e un po’ sfigata, però seria”. Naturalmente Tajani non ha mai utilizzato queste parole: è semplicemente l’esito comico al quale conduce la sua stessa metafora. Ed è forse questo l’aspetto più curioso: nel tentativo di spiegare perché gli elettori dovrebbero preferire Forza Italia a una formazione politicamente più appariscente, il leader degli azzurri ha finito per descrivere il proprio partito come quello meno seducente ma più affidabile.

Nel frattempo, la competizione politica alla quale Tajani alludeva continua davvero. Futuro Nazionale sta raccogliendo adesioni anche provenienti dalla maggioranza e il 21 settembre Repubblica ha riferito del passaggio verso il partito di Vannacci del deputato siciliano Tommaso Calderone, proveniente proprio da Forza Italia.

Insomma, si può discutere per giorni della bontà della metafora, degli stereotipi che contiene e dell’opportunità che un vicepresidente del Consiglio la utilizzi pubblicamente. Ma prima bisognerebbe raccontare cosa stava cercando di dire.

Tajani non stava tenendo una lezione sulla lunghezza ideale delle gonne.

Stava cercando di spiegare agli elettori perché, tra l’affascinante Vannacci e la meno appariscente Forza Italia, secondo lui conviene sposare Forza Italia.

Che poi abbia scelto un modo piuttosto singolare per farle pubblicità è tutta un’altra storia.

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