A Milano va in scena il M5S di Conte. Domani torna Grillo

Il Movimento 5 Stelle che questo fine settimana si è riunito a Milano per “Nova – Parola all’Italia” è molto diverso da quello fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Non è una valutazione sul suo stato di salute elettorale, ma la fotografia di una trasformazione politica e organizzativa che la due giorni milanese rende particolarmente evidente. Al centro della scena c’è Giuseppe Conte: è lui a ricevere dalla consultazione sui venti punti programmatici il mandato da portare al tavolo con le altre forze dell’area progressista, è lui a fissare le linee rosse sulle alleanze ed è ancora lui a chiudere entrambe le giornate della manifestazione.

Nova arriva dopo oltre cento tappe e un percorso che, secondo il Movimento, ha coinvolto più di 17 mila persone. Dalle 14 di venerdì fino alle 14 di oggi gli iscritti sono chiamati a votare i venti punti raccolti nel documento finale. Sabato Conte ha già rivendicato un «mandato chiaro», in particolare sul no al riarmo e sulla ricerca di una soluzione negoziale alla guerra in Ucraina, avvertendo che quelle posizioni non saranno diluite nel confronto con gli alleati.

È soprattutto la forma politica, però, a raccontare quanto sia cambiato il Movimento. Nel dicembre 2024 la consultazione degli iscritti ha confermato la cancellazione della figura del Garante, ricoperta da Grillo, e la nuova architettura voluta dalla leadership di Conte. Oltre l’80% dei partecipanti a quella votazione si espresse per eliminare il ruolo. Da allora la separazione con il fondatore è diventata anche una battaglia sul nome e sul simbolo. Per il gruppo dirigente si tratta di una rifondazione legittimata dagli iscritti; Grillo ha invece contestato quella trasformazione e nel 2025 ha prospettato anche un’azione legale sul simbolo e sul nome del Movimento.

La scena milanese rende plastico il risultato di quella rottura. Il grande assente è proprio l’uomo che per quasi quindici anni ha rappresentato, nel bene e nel male, l’identità politica e comunicativa dei Cinque Stelle. Alla domanda sulla coincidenza tra Nova e il ritorno pubblico del fondatore, pochi giorni fa Conte ha liquidato la questione con un secco «vada dove vuole».

Grillo, però, ha scelto di parlare. E lo farà domani, lunedì 21 settembre, alle 13, nella nuova puntata di Pulp Podcast con Fedez e Mr. Marra. Le anticipazioni diffuse nei giorni scorsi sono già sufficienti per capire la direzione dell’intervento. L’ex garante dice che il Movimento di oggi «è un’altra cosa», sostiene che «di progressista ha solo la paralisi della mente, progressiva» e lo descrive come finito nelle mani del «reverendo Jones, l’uomo che sussurrava ai cavilli», riferimento a Conte.

Nei giorni scorsi Grillo aveva anche pubblicato sul proprio stato WhatsApp la scritta “Movimento Zero Stelle”, alimentando immediatamente le indiscrezioni sulla possibile nascita di una nuova formazione. Su questo punto, però, i fatti vanno separati dalle suggestioni: Pulp ha smentito che nell’intervista Grillo annunci la fondazione di un nuovo partito.

Ed è forse proprio questo a rendere politicamente più interessante la successione degli eventi. Nel giro di ventiquattro ore vanno in scena due narrazioni opposte della stessa storia. A Milano Conte presenta un Movimento rifondato, dotato di un programma da portare al tavolo del campo progressista e con una leadership ormai pienamente definita. Il giorno successivo il fondatore torna davanti alle telecamere per sostenere che quel Movimento non è più quello che aveva creato.

Più che certificare la “morte” del Movimento 5 Stelle, giudizio che appartiene alla polemica politica, Nova fotografa quindi una cesura ormai difficilmente reversibile rispetto alle origini. Sono cambiati lo statuto, gli equilibri interni e il ruolo del fondatore. Il Garante non esiste più, Grillo è fuori dalla struttura che aveva contribuito a creare e Conte è il centro politico attorno al quale si costruiscono programma, strategia e rapporto con gli alleati.

È questo il terreno sul quale potrebbe pesare la puntata di domani. Non necessariamente perché Grillo annuncerà un nuovo soggetto politico — ipotesi al momento smentita — ma perché tornerà a contendere a Conte qualcosa di più difficile da disciplinare attraverso uno statuto: l’eredità politica, il linguaggio e l’identità della comunità Cinque Stelle.

Per un fine settimana Milano è così diventata il luogo in cui Conte prova a mostrare ciò che il Movimento vuole essere nel futuro. Ventiquattro ore dopo toccherà a Grillo ricordare pubblicamente ciò che quel Movimento era stato. E la distanza tra le due immagini racconta, forse più dei venti punti di Nova, quanto profonda sia diventata la frattura.

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