Il gip di Brescia archivia la posizione dell’ex procuratore aggiunto di Pavia. L’ipotesi di corruzione resta però aperta e riguarda altre persone. Gli atti tornano ora alla Procura pavese
Cade l’accusa che per quasi un anno ha messo Mario Venditti al centro di uno dei filoni più delicati della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. Il gip del Tribunale di Brescia ha accolto la richiesta della Procura e ha archiviato la posizione dell’ex procuratore aggiunto di Pavia, accusato di avere ricevuto denaro per favorire Andrea Sempio e ottenere l’archiviazione dell’indagine che lo riguardava nel 2017.
La decisione è arrivata giovedì 17 settembre. Venditti, dunque, esce dal procedimento nel quale era stato ipotizzato un accordo corruttivo legato alla prima indagine su Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi. Non scompare però l’intero filone investigativo: fonti giudiziarie hanno precisato che «l’ipotesi di reato resta intatta, ma riguarda altre persone». Per questo gli atti saranno trasferiti da Brescia a Pavia.
L’inchiesta sull’ex magistrato era nata nel settembre 2025 dopo il ritrovamento, nell’abitazione dei genitori di Andrea Sempio, di un appunto manoscritto che riportava le parole “Venditti gip archivia x 20/30”. Gli investigatori avevano preso in considerazione l’ipotesi che quel “20/30” potesse indicare una somma di 20 o 30 mila euro destinata all’allora procuratore aggiunto per ottenere un esito favorevole del procedimento.
Da quell’appunto erano partite perquisizioni, sequestri e accertamenti sui rapporti tra la famiglia Sempio e alcuni dei protagonisti delle indagini pavesi del 2017. Venditti aveva sempre respinto l’accusa, negando di avere ricevuto denaro o altre utilità per orientare il procedimento.
Con il passare dei mesi, però, l’ipotesi accusatoria nei suoi confronti aveva progressivamente perso consistenza. Già a giugno l’informativa depositata alla Procura di Brescia da carabinieri e Guardia di finanza non avrebbe individuato elementi in grado di dimostrare che il denaro fosse arrivato all’ex magistrato. Gli accertamenti avrebbero invece spostato l’attenzione su altri soggetti e sui rapporti intercorsi all’epoca delle indagini.
L’archiviazione decisa dal gip chiude quindi specificamente la posizione di Venditti nel procedimento sulla presunta corruzione collegata all’archiviazione di Sempio. Non equivale, però, alla chiusura di tutte le vicende giudiziarie che riguardano l’ex procuratore.
Venditti resta infatti coinvolto in un diverso fascicolo della Procura di Brescia, quello giornalisticamente definito del “sistema Pavia”, nel quale è stato indagato insieme all’ex collega Pietro Paolo Mazza per ipotesi di corruzione e peculato. Anche quel procedimento ha già conosciuto diversi passaggi favorevoli alle difese: il Tribunale del Riesame aveva annullato i sequestri disposti nell’ambito dell’inchiesta, ordinando la restituzione dei dispositivi acquisiti. Si tratta comunque di un fascicolo distinto da quello legato direttamente all’archiviazione di Andrea Sempio.
La conseguenza dell’archiviazione di oggi è anche territoriale. Il coinvolgimento di un magistrato del distretto aveva determinato la competenza della Procura di Brescia. Venuta meno la posizione di Venditti in questo filone, gli accertamenti sulla presunta corruzione che secondo gli inquirenti potrebbe comunque essersi verificata potranno tornare a Pavia.
È quindi un punto fermo importante nella lunga serie di procedimenti paralleli nati attorno alla riapertura del caso Garlasco: per la giustizia bresciana non ci sono elementi sufficienti per sostenere che Mario Venditti abbia incassato denaro in cambio dell’archiviazione di Andrea Sempio.







