C’è qualcosa di profondamente intimo nel modo in cui Aldo Fusaro tocca la terra. Non è solo il gesto di un artigiano che modella la creta nel suo studio di Saint-Marcel, tra le montagne della Valle d’Aosta, ma è una specie di rito, un ritorno a casa. Originario della Calabria, Fusaro si porta dentro il sole verticale e la polvere della Magna Grecia, quel Sud dove il mito non è una storia scritta nei libri di scuola, ma qualcosa che respiri nell’aria. Quando vedi una sua scultura, la prima cosa che senti non è la fredda distanza dell’arte da museo, ma il calore di una presenza viva. I suoi volti in argilla non cercano mai la perfezione finta o la levigatezza del marmo. Anzi, appaiono ruvidi, a volte spezzati, ricoperti da patine terrose che li fanno sembrare appena riemersi da uno scavo archeologico profondo. Questo modo di lasciare le opere imperfette è una scelta sincera: l’artista sa bene che il dolore, la bellezza e le fatiche degli esseri umani non sono mai lisci o lineari. Trasferendosi al Nord, Fusaro ha trovato un modo unico per far dialogare la sua nostalgia mediterranea con la solitudine delle vette alpine. Ha iniziato a prendere i legni e le pietre del territorio valdostano, materiali duri e nodosi, usandoli per liberare figure che sembrano antiche divinità o personaggi delle tragedie greche. Una venatura ruvida diventa così la piega di un vestito antico, e un nodo del legno si trasforma nella ruga di un’espressione stanca. È una fusione incredibile: la spiritualità immobile e solenne dell’arte bizantina che si scontra e si abbraccia con la forza della materia montana. Nelle sue mostre più recenti, come la sua bellissima personale intitolata “Antigone e altri miti” allestita tra i legni caldi di un antico racard a Chamois, si capisce chiaramente cosa spinga Fusaro a scolpire. Personaggi come Antigone non sono scuse per fare un bell’esercizio di stile, ma specchi in cui guardarsi oggi. Antigone, plasmata nella terra con linee decise e uno sguardo che non si piega, ci parla direttamente della fatica di rimanere fedeli a se stessi e ai propri valori quando tutto intorno crolla. È questo calore umano, questa totale assenza di retorica o di intellettualismi difficili, che fa innamorare chi guarda i suoi lavori, dai critici più attenti fino alle persone comuni che entrano nelle gallerie di Aosta. Aldo Fusaro, con la sua vita divisa tra il mare del passato e le rocce del presente, ci ricorda con estrema dolcezza che siamo tutti fatti della stessa sostanza: un pò di fango, un pò di pietra e un disperato bisogno di storie eterne a cui aggrapparsi per non sentirci soli.







