C’è un momento, nello sport, di cui si parla poco. È quello che precede la gara: il respiro che cambia, le gambe che sembrano più pesanti del solito, la testa che corre avanti e immagina tutto quello che potrebbe succedere. Un errore. Una vittoria. Una brutta figura. Oppure, semplicemente, la voglia di riuscire a fare bene. È lì che spesso comincia la vera sfida. Non sul campo, ma dentro di noi. Da questa consapevolezza prende vita il 1° Festival della Psicologia dello Sport, in programma sabato 5 settembre 2026 a Roma, negli spazi di Casa Viola Training Center, in via della Camilluccia 120, dalle 9.00 alle 14.00. Un appuntamento che prova a portare al centro della scena qualcosa che nello sport è sempre presente, anche quando non si vede: la mente. Il titolo scelto per il Festival, “Allenare le emozioni nella pratica sportiva”, non è una semplice frase di circostanza. Racconta il cuore di una riflessione che riguarda da vicino chiunque pratichi sport. Perché un atleta può essere preparatissimo dal punto di vista fisico e tecnico, ma trovarsi comunque in difficoltà quando la pressione aumenta. Può avere talento e perdere fiducia dopo un errore. Può vincere una gara e, invece di godersi il momento, pensare subito alla prestazione successiva. Sono situazioni molto più comuni di quanto si immagini. E riguardano non soltanto i professionisti. Le vivono i ragazzi che praticano sport, i loro genitori, gli allenatori, gli amatori e chiunque abbia sperimentato almeno una volta quella strana miscela di entusiasmo e paura che accompagna una sfida. La mattinata si aprirà con i saluti istituzionali, alla presenza di rappresentanti del CONI, della FIGC, della Regione Lazio e di Roma Capitale. Un momento che servirà anche a ricordare quanto lo sport possa essere molto più di una competizione. È educazione, socialità, formazione. È un luogo nel quale si impara a stare con gli altri, a rispettare le regole, ad accettare una sconfitta e a cercare il modo per rialzarsi. Ed è proprio da questa visione più ampia che prenderà forma il confronto successivo. Sul palco si alterneranno professionisti e rappresentanti di ambiti differenti, perché parlare di psicologia dello sport significa necessariamente mettere insieme competenze diverse. Intorno all’atleta, infatti, non c’è mai una sola figura. Ci sono allenatori, medici, psicologi, fisioterapisti, dirigenti, istituzioni e famiglie. Una squadra, prima ancora di essere un gruppo che gioca, è una rete di persone. Tra gli interventi sono previsti quelli di Leandro Leonardi, Presidente della Boreale, Ubaldo Righetti, Consigliere, e Svetlana Celli, Presidente dell’Assemblea Capitolina. A portare il punto di vista medico sarà Claudio Tranquilli, medico dello Sport, mentre Riccardo Torquati, Presidente della FISIS, contribuirà al confronto sul rapporto tra sport e professionalità. Non mancherà la prospettiva del mondo della psicologia, rappresentata anche da Vera Cuzzocrea, Vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, da Laura Canulla, psicologa giuridica, e dagli psicologi dello Sport Isabella Gasperini e Giuseppe Godino. Un contributo importante arriverà inoltre da Stella Coppi Frattini, Vicepresidente della Federazione Italiana Golf, ed Emanuela Perilli, dirigente del CONI, Comitato Regionale del Lazio. Tra le presenze più significative ci sarà anche quella di Santo Rullo, psichiatra e ideatore del progetto “Crazy for Football”, esperienza che ha mostrato in modo concreto come lo sport possa diventare uno strumento di inclusione, relazione e benessere. A completare il quadro sarà Andrea Bonetto, Vicepresidente F.I.F.S., Federazione Italiana Fisioterapisti dello Sport, a testimonianza di quanto la cura dell’atleta richieda oggi uno sguardo sempre più integrato. Il valore dell’incontro sta proprio nella possibilità di mettere intorno allo stesso tavolo esperienze diverse. La psicologia dello sport, del resto, non riguarda soltanto ciò che accade pochi minuti prima di una gara. Significa parlare di autostima, motivazione, concentrazione, gestione della pressione, rapporto con l’errore e capacità di affrontare una sconfitta senza trasformarla in una bocciatura personale. E forse è proprio questo uno degli aspetti più interessanti del Festival. Siamo abituati a misurare tutto: tempi, punteggi, classifiche, vittorie e sconfitte. Molto più difficile è misurare ciò che accade nella testa di un atleta. Eppure quella parte invisibile può fare la differenza. Un ragazzo che impara a gestire la tensione non sta semplicemente migliorando la propria prestazione. Sta acquisendo uno strumento che potrà utilizzare anche nella vita di tutti i giorni. Lo stesso vale per chi impara ad accettare una delusione, a convivere con l’errore o a ritrovare la motivazione dopo un momento difficile. In questo senso, il Festival vuole riportare l’attenzione dalla semplice ricerca del risultato alla persona che c’è dietro quel risultato. Perché vincere è importante, certo. Ma lo è anche capire come si è arrivati a quella vittoria. E una sconfitta, se affrontata nel modo giusto, può diventare un passaggio prezioso per conoscersi meglio e ripartire. Sabato 5 settembre, dalle 9.00 alle 14.00, via della Camilluccia 120 sarà peraltro il punto d’incontro per parlare di sport da una prospettiva diversa, forse meno visibile ma decisiva. L’ingresso è libero. Il messaggio, alla fine, è semplice. Per correre più forte, saltare più in alto o giocare meglio bisogna allenare il corpo. Ma per affrontare davvero una sfida bisogna imparare ad allenare anche la mente. E, soprattutto, a conoscere quella parte di noi che entra in campo ogni volta che indossiamo una maglia, allacciamo le scarpe e scegliamo di metterci alla prova.







