Nel 2018 alla Camera il presidente di turno provò nell’ordine con «Crema», «Creman» e «Cremango», prima di centrare Cremnago. Perego la prese con spirito: «Perego va benissimo, Cremnago non lo riesce a pronunciare nessuno». Ma Matteo Perego di Cremnago ora vorrebbe essere sindaco di Milano secondo Forza Italia. Eppure anche alla Camera dove era deputato manco riuscivano a beccare il nome. Figurati a Milano. E qualcuno potrebbe essere tentato di sostenere che in fondo il tema del nome non è importante, peccato che se nessuno lo conosce viene da chiedersi perché dovrebbe votarlo. Avete mai provato a scrivere un post su Facebook? Mediamente il 30 per cento di chi lo visualizza legge male cosa c’è scritto. Figurarsi uno con il doppio cognome.
Eppure Forza Italia lo ha scelto come proprio candidato da proporre al centrodestra per Palazzo Marino. Antonio Tajani lo ha presentato come un giovane interprete della città, mentre gli alleati hanno reagito con un entusiasmo che, volendo essere generosi, potremmo definire composto. La Lega ha sollevato un problema piuttosto elementare per chi vuole diventare sindaco: quanto lo conoscono i milanesi? Il segretario cittadino del Carroccio Samuele Piscina è arrivato a sostenere che il candidato dovrebbe essere qualcuno che un cittadino, incontrandolo per strada, possa riconoscere. E non sembra una follia, dai.
Ma poi davvero Forza Italia è messa così male che o candida l’anziana Moratti o candida un comasco? Cioè adesso non dico di candidare Gallera visto che sta antipatico persino a molti in Forza Italia, ma davvero non avevano nessuno conosciuto in città? Perché la diatriba sui nomi sarebbe secondaria se almeno di progetti sulla città parlassero persone riconoscibili. Ragazzi è politica, non indovina chi. Qui non solo non abbiamo capito cosa voglia proporre il centrodestra per superare il disastro di dieci anni di Sala. La città è a pezzi, non c’è più lavoro, c’è solo cazzeggio e record di droga e economie parassitarie come quella turistica. Un grande successo del centrosinistra: da città del lavoro a una Roma qualsiasi, tutto basato su affitti più o meno in nero, ristoranti e record di trafficanti di droga. Però tra una botta e l’altra puoi guardare qualche bel grattacielo pieno di uffici dove lavorano persone che vivono, se va bene, in periferia di Cremnago.
Forza Italia ma seriamente Matteo il comasco? Cioè non avete parlato di uno straccio di idea, ma lo portate a vedere i poveri nelle periferie. A parte il tour che racconterà agli amici al circolo del golf, pensate veramente che servirà a farlo votare? Ma chi è sta figurina che avete messo lì? Cioè lui è il tipico che sfonda nelle multinazionali o nel governo perché ha il curriculum che si possono permettere i figli dei ricchi, ma qui si tratta di vincere le elezioni a Milano e poi AMMINISTRARE una città a pezzi. Probabilmente gestire il fallimento di Atm o comunque saper giocare sui tavoli giusti per tenerla in piedi con gare truccate con lo stile di un vecchio procuratore milanese.
Con tutto il rispetto per Matteo il comasco, sembra una scelta un po’ azzardata. Per essere gentili. E non per lui, persona di altissimo livello in molti sensi, ma per il partito una volta molto milanese. Oggi forse meno.







