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Sparatoria Rogoredo: il poliziotto coinvolto in un presunto caso di prove false

La sparatoria di Rogoredo ha portato il tema sicurezza di Milano sulle cronache. Di nuovo. L’ultimo caso della sparatoria a Rogoredo ora presenta un colpo di scena: secondo l’agenzia LaPresse, l’agente che ha ucciso il 28enne Abderrahim Mansouri armato di una pistola finta (come si è scoperto in seguito) risulta coinvolto anche in un presunto episodio di alterazione di prove ai danni di un altro giovane

Il poliziotto coinvolto nella morte di Abderrahim Mansouri, il 28enne ucciso a colpi d’arma da fuoco a Rogoredo (Milano) un anno fa, compare anche in un altro episodio che la magistratura invita ad approfondire: un presunto caso di fabbricazione di prove false in un arresto per droga avvenuto nel quartiere Corvetto. L’episodio riguarda un 21enne tunisino, fermato il 7 maggio 2024, poi assolto perché ritenuto non responsabile.

A far emergere i dubbi sulla ricostruzione degli agenti è la sentenza di assoluzione, nella quale la giudice Maria Gaetana Rispoli sottolinea incongruenze tra quanto riportato negli atti di polizia e ciò che risulterebbe dalle immagini di videosorveglianza. Nel provvedimento, la giudice ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura di Milano il 27 gennaio 2025, affinché valuti la presenza di “eventuali condotte penalmente rilevanti”.

Secondo quanto motivato in sentenza, nel verbale d’arresto e nella successiva relazione redatta dagli agenti sarebbero presenti “numerose affermazioni” che non coinciderebbero con quanto visibile nelle riprese delle telecamere posizionate nelle aree interessate. A chiedere in aula l’assoluzione del 21enne e l’invio degli atti in Procura nei confronti del poliziotto era stata la stessa pm di Milano Elisa Calanducci.

Sul fronte del caso di Rogoredo, la Procura di Milano sta svolgendo verifiche per accertare se esista un eventuale precedente fascicolo relativo all’agente e se tale procedimento sia stato archiviato o risulti ancora in fase di indagine. Nel frattempo, il sostituto procuratore Giovanni Tarzia, che coordina le indagini della Squadra Mobile di Milano sulla morte di Mansouri, ha disposto accertamenti tecnici irripetibili di informatica forense su telefoni e dispositivi elettronici riconducibili sia al poliziotto sia al 28enne.

, un cittadino tunisino di 21 anni fermato nel quartiere Corvetto il 7 maggio 2024. La circostanza emerge dalla sentenza di assoluzione del ragazzo, ritenuto estraneo ai fatti contestati.

Nel provvedimento, la giudice Maria Gaetana Rispoli ha disposto, in data 27 gennaio 2025, la trasmissione degli atti alla Procura di Milano affinché valuti la sussistenza di possibili profili di rilevanza penale. Secondo quanto motivato nella decisione, il verbale di arresto e la successiva relazione di servizio redatta dagli agenti conterrebbero numerose ricostruzioni che non trovano riscontro nelle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza presenti nelle aree interessate.

A sollecitare sia l’assoluzione del 21enne sia l’invio degli atti in Procura nei confronti del poliziotto era stata la stessa pubblico ministero milanese Elisa Calanducci. Parallelamente, la Procura di Milano sta effettuando verifiche sul caso di Rogoredo per accertare se sull’agente esista già un fascicolo precedente e se questo sia stato archiviato oppure sia tuttora oggetto di indagine.

Nel frattempo, il sostituto procuratore Giovanni Tarzia, titolare del coordinamento delle indagini della Squadra Mobile sulla morte di Mansouri, ha disposto l’esecuzione di accertamenti tecnici irripetibili di informatica forense sui telefoni e sugli altri dispositivi elettronici in uso sia al poliziotto sia alla vittima

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