Si allarga oltre i confini ungheresi il caso che coinvolge Ilaria Salis, già al centro di una complessa vicenda giudiziaria legata ai fatti di Budapest del 2023. Dopo le anticipazioni pubblicate dalla stampa italiana, arrivano peraltro conferme direttamente dalla Germania, dove sarebbero in corso indagini a livelli elevati che riguardano non solo la stessa eurodeputata, ma anche un gruppo più ampio di persone. E a rendere pubblica la notizia è stato il direttore del settimanale Die Zeit, intervenuto durante una trasmissione televisiva condotta da Lilli Gruber, contribuendo a raffreddare il dibattito con dichiarazioni che confermano lo scenario investigativo già ipotizzato nei giorni scorsi. Secondo quanto riferito, le autorità tedesche starebbero conducendo verifiche su presunte attività estremiste collegate agli episodi avvenuti nella capitale ungherese. Un elemento che rafforza l’idea di una rete investigativa internazionale, che coinvolgerebbe più Paesi dell’area Schengen e che si muove parallelamente rispetto al procedimento già noto in Ungheria. Il riferimento è agli scontri con esponenti dell’estrema destra neonazista, episodi che avevano suscitato forte attenzione mediatica e politica. A riaccendere le polemiche è stato però un episodio avvenuto recentemente a Roma, dove la Polizia di Stato si è recata presso l’hotel in cui soggiornava la Salis a seguito di una segnalazione proveniente da un altro Paese europeo. Il controllo, definito dalle Autorità un “atto dovuto”, si è concluso senza ulteriori sviluppi una volta accertata l’identità della parlamentare europea e la sua immunità. Nessuna perquisizione è stata effettuata, contrariamente a quanto denunciato inizialmente dalla stessa Salis sui social. La versione fornita dalla Questura di Roma ridimensiona peraltro la portata dell’intervento, ma non basta a spegnere le tensioni politiche. L’eurodeputata, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, ha parlato di un fatto grave, sollevando interrogativi sul rispetto delle prerogative istituzionali e sull’uso delle segnalazioni internazionali. Tuttavia, le nuove informazioni emerse dalla Germania sembrano dare un contesto più ampio all’accaduto, suggerendo che l’attenzione delle autorità europee sul caso sia tutt’altro che marginale. A rendere ancora più delicata la situazione è la presenza, al momento del controllo, dell’assistente parlamentare Ivan Bonin, figura che secondo quanto emerso avrebbe precedenti giudiziari. Un dettaglio che alimenta ulteriori polemiche, soprattutto in relazione al ruolo istituzionale ricoperto e alle risorse pubbliche impiegate. La questione, in questo senso, si intreccia con il dibattito più ampio sulla trasparenza e sull’opportunità delle nomine nello staff degli eletti al Parlamento europeo. Sul piano politico, la vicenda continua a non registrare prese di distanza nette da parte delle forze di opposizione, che finora hanno mantenuto una posizione prudente. Un atteggiamento che potrebbe però cambiare qualora le indagini dovessero produrre sviluppi concreti o nuovi elementi a carico degli indagati. Nel frattempo, il caso Salis si conferma come uno dei più complessi e divisivi degli ultimi mesi, capace di intrecciare dinamiche giudiziarie, relazioni internazionali e scontro politico interno. Resta ora da capire quale sarà l’evoluzione delle indagini in Germania e se queste porteranno a iniziative formali nei confronti dell’eurodeputata o di altri soggetti coinvolti. La dimensione transnazionale dell’inchiesta suggerisce che il dossier sia seguito con attenzione ai massimi livelli, e che eventuali sviluppi potrebbero avere ripercussioni non solo giudiziarie, ma anche politiche, sia in Italia che nel contesto europeo.







