
Quando Roma non era che un’idea lontana e la storia dell’Urbe non aveva ancora preso forma, l’Obelisco Lateranense era già un monumento antico, imponente e riccamente simbolico. La sua vicenda attraversa quasi 3.500 anni, intrecciando la gloria dei faraoni, l’audacia degli imperatori romani e l’ambizione dei pontefici rinascimentali. È una storia affascinante, fatta di viaggi straordinari, imprese tecniche ardite e una sorprendente longevità che ancora oggi lascia senza fiato. L’obelisco venne eretto a Tebe, nell’attuale Luxor, durante il regno del faraone Thutmosi III, intorno al 1450 a.C. Già allora era un capolavoro straordinario: scolpito nel duro granito rosso dell’Assuan, finemente decorato con geroglifici solenni e slanciato verso il cielo come un raggio di pietra. Per gli Egizi rappresentava un simbolo sacro, dedicato al dio Amon-Ra e concepito come un ponte verticale tra il mondo umano e quello divino. Quasi duemila anni più tardi, nel 357 d.C., il monumento conobbe un destino inatteso. L’imperatore Costanzo II decise di trasferirlo a Roma, perseguendo l’ambizioso sogno del padre Costantino: adornare la capitale imperiale con i più maestosi simboli dell’Egitto faraonico. Il trasporto fu un’impresa titanica. Sebbene non siano noti i nomi degli ingegneri tardo-antichi coinvolti, il lavoro compiuto fu straordinariamente complesso: l’obelisco fu trascinato fino al Nilo, caricato su una nave appositamente costruita, condotto via mare fino al porto di Ostia e infine collocato nel Circo Massimo, dove rimase per più di un millennio. Nel 1588 iniziò la sua seconda vita romana. Papa Sisto V, deciso a ridisegnare con energia e rigore l’urbanistica dell’Urbe, ordinò di recuperare l’obelisco caduto e di erigerlo davanti alla Basilica di San Giovanni in Laterano. L’impresa fu affidata al geniale architetto ticinese Domenico Fontana, protagonista indiscusso delle grandi trasformazioni sistine. A collaborare con lui vi fu anche il fratello, Giovanni Fontana, anch’egli ingegnere e architetto di grande abilità. Il loro intervento non solo rese possibile l’imponente rialzamento, ma restituì al monumento un’eleganza solenne attraverso un accurato restauro delle superfici e la progettazione della maestosa base attuale. Fu un gesto simbolico e politico, ma anche architettonico poiché il monumento, slanciato ed elegantissimo, conferiva al sagrato una monumentalità senza precedenti. Oggi l’Obelisco Lateranense svetta ancora fieramente nel cuore di Roma. Con i suoi 32 metri, e oltre 45 metri contando la base, è l’obelisco più alto del mondo e, allo stesso tempo, il monumento più antico della città. La sua ombra attraversa secoli, civiltà e religioni, ricordandoci con imponente suggestione quanto la storia umana sia capace di unire mondi lontanissimi.

