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E se Melchiorre Gioia restasse chiuso?

E se Melchiorre Gioia restasse chiuso? In questi giorni agli scioperi estivi e ai tradizionali lavori stradali che esplodono in agosto si è aggiunta la chiusura per un mese di via Melchiorre Gioia. E proprio nel tratto in cui si congiunge con l’asse di viale Sturzo. Un ulteriore disagio per i milanesi, e non, rimasti a lavorare mentre il resto delle persone è già al mare o in montagna: quella infatti è una delle arterie principali che portano anche tutti i pendolari del nord Est di Milano nel cuore del capoluogo.

Migliaia di persone che tutti i giorni percorrono tutta quella lunga via che parte da Garibaldi e arriva fuori dal capoluogo meneghino. Impedire questo flusso in pianta stabile sarebbe senz’altro un cambiamento molto impegnativo, ma siamo sicuri che la città non se lo possa permettere? Siamo in un momento di grande espansione per Milano. I privati hanno appena investito per creare altre torri e aree verdi che andranno a completare il Progetto Porta Nuova. Un quartiere del tutto nuovo che sta già creando le sue vittime, ma che indubbiamente sta rinnovando anche in senso positivo la vita delle persone: in questi giorni abbiamo visto una foto di ragazzi che hanno trasformato la zona bloccata in un campetto da calcio improvvisato.

Un segno che Milano ha anche voglia di vivere oltre che di pensare a fatturare. E se Porta Nuova lasciasse la circolazione modificata in questo senso? Sarebbe poi davvero una tragedia se si iniziassero a chiudere i vialoni come Melchiorre Gioia? In fondo sono il risultato di un cambiamento della città in un altro periodo storico, quello in cui si passava all’età industriale intesa come fase finale dello sviluppo della macchina a vapore. All’epoca  si  chiusero i Navigli per aprire la strada alle auto. Oggi si può contare su un servizio pubblico sempre più in espansione e con integrazioni biocompatibili come i motorini elettrici di diverso tipo.

L’auto non è davvero necessaria a nessuno all’interno di Milano, a patto che si potenzino  i servizi  aggiuntivi e  si smetta di piegarsi alla violenza dei taxi. Le città moderne hanno bisogno e diritto a  un servizio come Uber,  continuare a vivere nel terzo mondo per  una categoria che vive nell’illegalità del commercio delle licenze è inaccettabile. Quindi torniamo al punto: e se Melchiorre Gioia restasse chiuso? E lo scriviamo noi che viviamo oltre al blocco, giusto per informazione dei probabili haters in ascolto. Non prendiamo posizione a favore della chiusura, ma ci permettiamo di sollevare un dubbio.

 

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