Un viaggio istituzionale trasformato in un caso politico che mette in discussione trasparenza, opportunità e rapporti tra pubblico e privato nel settore della difesa. Al centro della vicenda c’è Guido Crosetto e una serie di coincidenze che, sommate, faticano a restare tali. Il 27 febbraio del 2026 Crosetto vola a Dubai. Il giorno successivo un blocco internazionale dei voli lo costringe a rimanere negli Emirati fino al 2 marzo del 2026. Il rientro costa tre volte un normale volo di Stato, ma il vero nodo non è il prezzo del biglietto. È quello che accade durante l’attesa. All’aeroporto di Dubai, il ministro incontra Sergio Cappelletti, amministratore delegato della Drass Group, società livornese leader mondiale nei sistemi subacquei e iperbarici. Non un incontro qualsiasi. E soprattutto, non un incontro dichiarato. Il punto è cruciale: pochi mesi prima, lo stesso Crosetto aveva firmato un decreto che impone ai vertici del ministero della Difesa di rendere pubblici tutti gli incontri con rappresentanti dell’industria degli armamenti, anche quelli casuali. Eppure, di questo incontro non c’è traccia ufficiale. Una dimenticanza? Oppure una scelta consapevole? La situazione si complica ulteriormente. Negli stessi giorni, a Dubai è presente anche Prabowo Subianto. Secondo fonti interne alla Drass, ci sarebbero stati contatti anche con lui o con la sua delegazione. Anche questi, se confermati, mai dichiarati. A rendere il quadro ancora più delicato sono i rapporti pregressi. Crosetto e Cappelletti si conoscono da anni. Prima di diventare ministro, Crosetto era presidente dell’AIAD, la federazione delle aziende della difesa, dove Cappelletti sedeva nel consiglio di amministrazione. Non solo conoscenze professionali, ma relazioni consolidate nel tempo. Poi ci sono i finanziamenti. La Drass ha versato contributi a Fratelli d’Italia, il partito di Crosetto: 5.000 euro nel 2019, altri 5.000 nel 2020 e 10.000 nel 2022. Somme legali, ma che contribuiscono a delineare un intreccio tra politica e industria tutt’altro che marginale. E non finisce qui. Fino al 2019, la divisione Medio Oriente della Drass era guidata da Caio Giulio Cesare Mussolini, poi candidato proprio con Fratelli d’Italia. Un ulteriore elemento che rafforza la rete di relazioni tra azienda e politica. Il punto centrale, però, riguarda gli affari. Il governo italiano ha deciso di cedere gratuitamente all’Indonesia la portaerei Garibaldi, del valore stimato di 54 milioni di euro. Jakarta paga solo il trasporto. E quel trasporto viene affidato proprio alla Drass. Contemporaneamente, la stessa azienda firma un contratto con l’Indonesia per la costruzione di sottomarini da 440 milioni di euro. Una cifra enorme, pari a circa 26 volte il fatturato annuo della società, che si aggira sui 17 milioni. La sequenza degli eventi appare quantomeno problematica: un ministro incontra senza dichiararlo un imprenditore del settore difesa con cui ha rapporti consolidati; nello stesso contesto potrebbero esserci stati contatti con un capo di Stato straniero; poco dopo si concretizzano operazioni economiche che coinvolgono gli stessi soggetti. Non è necessario dimostrare un illecito per riconoscere un problema politico. Qui il nodo è la credibilità delle istituzioni e la coerenza tra norme e comportamenti. Se un ministro impone trasparenza e poi non la applica a se stesso, il messaggio che passa è chiaro: le regole valgono fino a un certo punto. In un settore strategico e sensibile come quello della difesa, dove gli interessi economici si intrecciano con quelli geopolitici e anche le zone grigie diventano rilevanti. E in questa vicenda, più che le certezze, pesano le omissioni.







