Il comune di San Giuliano ha emanato una circolare in cui avvisa che agli insegnanti verrà fornito
solo il primo piatto. Scelta “inevitabile” dopo la sentenza di Cassazione n.2844/25, che lede la
dignità dei lavoratori della scuola e ci catapulta indietro nel tempo, quando le maestre erano
costrette alla fame e all’inedia.
Una recente sentenza della corte di Cassazione ha stabilito infatti che il diritto contrattuale al
pasto gratuito per insegnanti e personale ATA che prestano servizio durante la mensa è legato al
mantenimento del benessere psico-fisico e non ha un controvalore economico tale per cui si
possa riconoscere l’intero pasto.
Se non fosse una tragedia, verrebbe da sorridere ad abbinare nella stessa frase il benessere
psico-fisico e l’assistenza in mensa.
Il momento del pasto è prioritariamente un momento educativo, in cui si insegna ai bambini
l’importanza dell’alimentazione e della varietà, si educa all’ assaggio e ci si confronta sulle regole
legate al rispetto della propria religione, alle intolleranze e durante il quale i bambini imparano a
tagliare correttamente la carne e la frutta.
Immagina…puoi!
Prima elementare di una qualsiasi scuola del regno italico:
25 bambini affamati ed una maestra che taglia mele a spicchi e sbuccia arance, controlla che la
minestra bollente non ustioni i bambini nel tentativo di allontanare il piatto e che non vengano
nascosti gli avanzi dentro grembiuli e felpe.
Il benessere psico-fisico non appartiene al refettorio, ma proviamo a crederci. Un bambino chiede
alla propria maestra perché non mangia il secondo e magari penserà che la maestra non ha
pagato la quota annuale e la mettono a stecchetto.
Non che non sia mai capitato negli ultimi anni che i bambini “insolventi”, a proposito di “definisci
bambino”, siano stati trattati a pane e acqua.
Il punto sono i tagli dei fondi pubblici che costringono a tagliare le spese superflue nei comuni,
che non riescono più a fare fronte alle spese ordinarie.
Serve un riconoscimento professionale serio, servono salari adeguati, serve il secondo e servono
le rose. La stessa rimodulazione della card docente che per riconoscere il diritto alla formazione
per tutti, a invarianza di spesa e dopo diverse cause perse, significherà meno soldi per tutti.
I diritti non sono a costo zero, ma il riarmo neanche.
Del resto il ministero del merito ci vuole in cattedra, ma leggeri nel fisico e nel portafoglio, sani,
ma non troppo con una proposta di assistenza sanitaria ridicola ed anche poco meritevoli di
potersi formare, considerato che per frequentare corsi di abilitazione bisogna pagare 2500 euro.
Popolo italiano! Se “solo l’Occidente conosce la storia” probabilmente al ministero i conti li fanno
col pallottoliere.







