Le aree interne italiane continuano a perdere abitanti, servizi e opportunità economiche. Un fenomeno che coinvolge migliaia di piccoli comuni e che rischia di compromettere il futuro sociale e produttivo di vaste porzioni del Paese. Proprio per affrontare questa emergenza si è svolto presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati il convegno “GAL, sviluppo economico e demografia delle aree interne”, promos-so dall’Intergruppo parlamentare “Sviluppo Sud, Aree Fragili e Isole Minori”. Un appuntamento che ha riunito parlamentari, economisti, docenti universitari, amministratori locali ed esponenti del mondo cul-turale con l’obiettivo di elaborare nuove strategie di rilancio per i territori più fragili d’Italia. L’iniziativa è stata organizzata dalla Commissione “Aree rurali” dell’Intergruppo, presieduta da Alfonso Scarano, con il coordinamento tecnico dell’economista Giovanni Barretta. Il confronto ha messo in evidenza la necessità di superare l’approccio emergenziale adottato negli ultimi anni, costruendo invece una visione di lungo periodo capace di garantire infrastrutture, lavoro, servizi essenziali e nuove opportunità alle comunità locali. Ad aprire i lavori è stato il presidente dell’Intergruppo parlamentare Alessandro Cara-miello, che ha ricordato il lavoro svolto negli ultimi quattro anni sul tema delle diseguaglianze territoria-li. L’organismo parlamentare, composto da circa cinquanta tra deputati e senatori appartenenti a diversi schieramenti politici, si avvale di una rete di oltre trecento esperti tra economisti, accademici, giuristi e rappresentanti delle autonomie locali. Caramiello ha ribadito la necessità di difendere il diritto dei citta-dini delle aree interne ad avere gli stessi servizi e le stesse opportunità garantite nei grandi centri urbani. Nel suo intervento, il deputato ha richiamato la recente mozione parlamentare sulle aree interne presen-tata alla Camera, sottolineando come molte delle proposte avanzate dall’Intergruppo siano state respinte nonostante l’emergenza sociale che interessa migliaia di comuni italiani. Tra le misure illustrate figurava-no incentivi fiscali per le imprese del Mezzogiorno, infrastrutture digitali gratuite, sostegni economici per i giovani under 35 e il rafforzamento dei presidi sanitari periferici. Caramiello ha inoltre criticato il Pia-no Strategico Nazionale delle Aree Interne del 2025, che nella sua prima formulazione ipotizzava per alcuni territori un progressivo accompagnamento verso lo spopolamento irreversibile. Un’impostazione che, secondo il parlamentare, avrebbe sancito di fatto l’abbandono definitivo di intere comunità locali. A intervenire successivamente è stato Giovanni Barretta, presidente del Comitato tecnico dell’Intergruppo parlamentare, che ha ricostruito il percorso delle mozioni approvate e le polemiche le-gate al Piano nazionale delle aree interne. Barretta ha ricordato come la mobilitazione di amministratori locali, economisti e rappresentanti della Conferenza Episcopale Italiana abbia contribuito alla modifica del testo governativo, eliminando i passaggi più contestati. Secondo l’economista, resta tuttavia forte la preoccupazione per la mancanza di una strategia concreta e strutturale capace di invertire il declino de-mografico in atto. Barretta ha sottolineato la necessità di investire sulle infrastrutture stradali e ferrovia-rie, di rafforzare il trasporto pubblico locale e di introdurre misure specifiche per trattenere i giovani nei territori d’origine. Tra le priorità indicate figurano anche la revisione dei criteri del dimensionamento scolastico e il potenziamento degli incentivi per le imprese che scelgono di investire nelle aree interne. Il tema dello sviluppo rurale è stato affrontato anche dalla docente universitaria Concetta Nazzaro, ordina-ria di Economia agroalimentare e Politiche di sviluppo rurale all’Università del Sannio. La docente ha evidenziato il ruolo strategico dei GAL e del metodo LEADER nella governance territoriale delle aree rurali italiane. Secondo Nazzaro, negli ultimi decenni i GAL hanno rappresentato uno strumento fon-damentale di coordinamento locale e sviluppo place based, soprattutto nei piccoli comuni del Sud Italia. Oggi, però, è necessario rilanciare la loro funzione originaria, puntando su sostenibilità ambientale, ser-vizi di prossimità, comunità energetiche e nuovi modelli di economia locale. Uno dei momenti più si-gnificativi dell’incontro è stato l’intervento del sindaco di Dogliola, Giovanni Giammichele, che ha rac-contato le difficoltà quotidiane vissute dai piccoli centri colpiti da desertificazione sociale e demografica. Il primo cittadino abruzzese ha illustrato dati particolarmente allarmanti: dai circa 1100 abitanti registrati nel 1951, oggi Dogliola conta meno di 300 residenti. Nel paese non esistono più attività commerciali, il numero delle nascite è ormai minimo e molti servizi essenziali sono condivisi con i comuni limitrofi. Una situazione che fotografa il progressivo svuotamento di numerosi territori italiani. Nel corso del di-battito si è parlato anche del ruolo della cultura nella rigenerazione delle aree interne. Tommaso Scatto-lari ha sottolineato l’importanza dell’Opera lirica italiana come patrimonio identitario e leva di sviluppo economico e turistico. Il riconoscimento UNESCO ottenuto dal canto lirico italiano nel 2023, secondo Scattolari, deve trasformarsi in un’occasione concreta per valorizzare i teatri e le attività culturali nei piccoli centri italiani. Spazio anche al tema della formazione e del lavoro con l’intervento di Laura Maz-za, che ha evidenziato come la vera sfida per il futuro delle aree interne sia offrire opportunità concrete ai giovani e alle donne. La creazione di poli formativi territoriali collegati alle imprese locali, secondo Mazza, rappresenta uno strumento fondamentale per contrastare l’emigrazione e favorire nuova occupa-zione. L’incontro si è concluso con la partecipazione di rappresentanti istituzionali e del mondo associa-tivo, tra cui Francesco Sarcina dell’Associazione Summae Onlus. Dal confronto è emersa con forza la richiesta di una nuova stagione di investimenti pubblici e di politiche territoriali capaci di restituire cen-tralità ai piccoli comuni italiani, considerati una risorsa strategica per il futuro economico, sociale e cul-turale del Paese.







