
A Tirana, capitale dell’Albania, la presenza italiana è ormai una realtà consolidata. Imprenditori, professionisti e pensionati hanno trovato in questo Paese un luogo dove vivere, lavorare e investire, dando vita a una comunità numerosa e attiva. In questo contesto ho incontrato Massimiliano Adilardi, dottore commercialista e imprenditore, residente in Albania da oltre dodici anni, oggi anche presidente del recente circolo di Fratelli d’Italia a Tirana. La storia di Adilardi in Albania inizia nel 2013, quando arriva per avviare una start up nel settore dei call center. Un incarico professionale che, nel tempo, si trasforma in una scelta di vita. Da allora, come racconta lui stesso, non è praticamente più andato via. L’Albania gli ha offerto opportunità professionali concrete, permettendogli di creare e sviluppare diverse attività imprenditoriali. Oggi è residente AIRE e osserva da protagonista l’evoluzione di un Paese che guarda con decisione all’Europa. Secondo stime ufficiose, gli italiani iscritti all’AIRE in Albania sono circa quattromila, mentre le aziende di matrice italiana presenti sul territorio oscillano tra le duemila e le duemilacinquecento unità effettivamente operative. I settori coinvolti sono molteplici come i servizi per il turismo, la ristorazione, il tessile, i call center e i BPO, ma anche ambiti più strutturati come il petrolifero, il cemento e l’energia. Lo stesso Adilardi è tra i soci che hanno portato a Tirana un marchio storico della tradizione gastronomica italiana, con l’apertura dell’Antica Pizzeria Da Michele, inaugurata lo scorso maggio. Uno dei punti di forza dell’Albania, secondo il commercialista romano, è la combinazione di fattori logistici e culturali. La vicinanza geografica con l’Italia, la conoscenza diffusa della lingua italiana tra le generazioni adulte e l’ottima padronanza dell’inglese tra i giovani rendono il Paese particolarmente attrattivo. A questo si aggiunge un sistema fiscale competitivo, con un’aliquota base al 15 per cento che in alcuni settori scende al 5 per cento, fino alle zone franche con importanti esenzioni. Tuttavia, sottolinea Adilardi, il vero vantaggio non è solo fiscale, ma legato ai costi di struttura, del personale e soprattutto dell’energia. L’Albania è infatti autosufficiente dal punto di vista energetico grazie a oltre cinquanta centrali idroelettriche, con costi per le imprese nettamente inferiori rispetto all’Italia. Non manca poi l’aspetto strategico peraltro investire in Albania significa aprirsi al mercato dei Balcani, un’area che comprende Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord e altri Paesi, per un bacino potenziale di 15-20 milioni di abitanti. Una porta d’accesso naturale per chi guarda ad un’espansione regionale. Accanto al mondo dell’impresa, esiste una vasta comunità di pensionati italiani, attratti soprattutto dal regime fiscale favorevole, che prevede la non tassazione delle pensioni. A questo si aggiungono recenti provvedimenti in discussione in Parlamento, come l’esenzione IMU per l’unica casa posseduta in Italia dagli iscritti AIRE e la possibilità di accedere al sistema sanitario italiano con un contributo annuale, e tutto ciò, queste misure, rafforzano il legame con il Paese d’origine. In questo scenario si inserisce anche l’impegno politico di Adilardi, culminato con l’inaugurazione del circolo di Fratelli d’Italia a Tirana lo scorso 6 novembre. L’obiettivo è creare un punto di riferimento per gli italiani residenti e favorire un dialogo costante con le istituzioni, anche in vista della possibile costituzione di un Comites, ora che i numeri della comunità lo consentono. Per il futuro sono previsti convegni su Sanità, adesione dell’Albania all’Unione Europea, Made in Italy, migrazioni e cooperazione economica. Un’attività che guarda anche alla promozione culturale, con l’idea di portare in Albania artisti e musicisti italiani, rafforzando ulteriormente il legame tra i due Paesi. “L’Albania è un Paese in crescita, dinamico e rappresenta una grande opportunità”, conclude Adilardi, rivolgendosi agli italiani nel mondo. Un invito a conoscere da vicino una realtà che, sempre più, si conferma come ponte naturale tra Italia e Balcani.

