Dallo studio sulle principali utility italiane emergono investimenti in crescita, debito in calo e nuove sfide tra energia, acqua e rifiuti. A Milano il punto sul futuro del settore tra transizione ecologica, digitalizzazione e rischi geopolitici
Il settore delle utility italiane si presenta in una fase di apparente consolidamento, ma attraversato da una crescente incertezza che riguarda soprattutto le prospettive a medio termine. È questo il quadro che emerge dall’ultima edizione dello studio sulle cento maggiori aziende dei comparti energia, acqua, gas e rifiuti, presentato a Milano nell’ambito dell’evento Top Utility.
I dati più recenti indicano un sistema che, dopo gli anni segnati dall’impennata dei prezzi energetici, sta progressivamente riequilibrando i propri fondamentali. Nel 2024 il valore della produzione si attesta a 181 miliardi di euro, in calo rispetto ai picchi precedenti proprio per il ridimensionamento dei prezzi dell’energia, ma accompagnato da un miglioramento dei margini operativi e da una riduzione dell’indebitamento nei principali comparti. Contestualmente cresce il peso degli investimenti, che raggiungono il 12,4% del fatturato, segnalando una volontà di rafforzamento strutturale del sistema.
La fotografia economico-finanziaria mostra indicatori complessivamente positivi. Il ritorno sull’investimento si attesta mediamente intorno all’8%, sostenuto in particolare dai comparti elettrico e del gas, mentre la redditività del capitale proprio resta su livelli elevati soprattutto nelle multiutility e nei servizi ambientali e idrici. Parallelamente, l’indebitamento registra una contrazione diffusa, più marcata nelle monoutility dell’energia e del gas, segnale di un rafforzamento della struttura finanziaria.
Sul fronte degli investimenti, il dato complessivo si attesta a 22,58 miliardi di euro nel 2024, in lieve flessione rispetto all’anno precedente ma con una composizione che evidenzia cambiamenti significativi. Le multiutility registrano una crescita marcata, mentre il comparto idrico continua a rafforzarsi, così come la gestione dei rifiuti, che mostra una fase di espansione legata anche allo sviluppo dell’economia circolare. Più contenuta, invece, la dinamica delle monoutility energetiche, che restano comunque il principale polo di investimento.
Questo quadro, tuttavia, non si traduce automaticamente in una prospettiva stabile. Le indicazioni preliminari sul 2025 mostrano una dinamica ancora moderatamente positiva, con il 59% delle aziende che prevede un aumento del fatturato, ma solo il 34% che si attende un miglioramento dell’utile. Le aspettative sui costi restano eterogenee e riflettono un contesto ancora volatile, mentre la domanda interna viene considerata in larga parte stabile o in crescita.
Il dato più rilevante riguarda però il 2026, su cui pesa un livello di incertezza significativamente più elevato. Il contesto geopolitico viene giudicato negativo da circa un terzo degli operatori e non prevedibile da un altro terzo, mentre i prezzi dell’energia e delle materie prime continuano a rappresentare il principale fattore di rischio per oltre la metà delle aziende.
In questo scenario, il messaggio che emerge dal report è chiaro: per crescere sarà necessario cambiare. Le utility sono chiamate ad accelerare sull’innovazione, a riallocare gli investimenti verso le infrastrutture legate al PNRR, a migliorare efficienza e qualità attraverso la digitalizzazione e a consolidare l’equilibrio finanziario. Un percorso che, secondo gli analisti, richiede però condizioni esterne più favorevoli, a partire da una maggiore certezza regolatoria e da iter autorizzativi più rapidi.
La trasformazione digitale rappresenta uno degli assi strategici più evidenti. Cresce la presenza di strutture interne dedicate alla ricerca e sviluppo, così come le collaborazioni esterne, ormai diffuse nella quasi totalità delle aziende. Le priorità riguardano il monitoraggio delle reti, la riduzione delle perdite idriche, l’innovazione negli impianti legati all’economia circolare e il rafforzamento della sicurezza informatica, in un contesto in cui la protezione delle infrastrutture diventa sempre più centrale.
Accanto agli aspetti tecnologici, resta centrale il tema della qualità del servizio. Nel settore elettrico si registra un miglioramento nei tempi di attivazione delle forniture, mentre nel comparto idrico diminuiscono le interruzioni del servizio. Nei rifiuti cresce l’adozione della tariffa puntuale, segno di una maggiore attenzione all’efficienza e alla responsabilizzazione degli utenti.
Sul fronte della sostenibilità, il settore conferma un impegno diffuso. La quasi totalità delle aziende dispone di sistemi certificati di gestione della qualità e ambientale, mentre aumenta la quota di imprese che pubblicano il bilancio di sostenibilità. Tuttavia emergono anche segnali di rallentamento nell’adesione a standard strutturati di rendicontazione, insieme a criticità sul piano della sicurezza sul lavoro, con un aumento dell’indice di frequenza degli infortuni.
All’interno di questo scenario, il riconoscimento come migliore utility italiana è andato al Gruppo CAP, mentre diversi premi tematici sono stati assegnati ad aziende attive nei vari comparti, tra cui Acinque, BrianzAcque, Contarina, Dolomiti Energia, Edison e Iren. L’evento milanese conferma così il ruolo centrale della Lombardia e del Nord Italia nel sistema delle utility, non solo in termini industriali ma anche come luogo di elaborazione strategica per il futuro del settore.
Il quadro complessivo restituisce l’immagine di un comparto che ha superato la fase più acuta della crisi energetica ma che non ha ancora trovato un nuovo equilibrio stabile. Le utility italiane restano un pilastro della transizione ecologica e della sicurezza energetica del Paese, ma il loro percorso appare sempre più legato a variabili esterne difficilmente controllabili, dalla geopolitica ai prezzi delle materie prime, fino alla capacità del sistema Paese di garantire regole certe e tempi decisionali compatibili con gli investimenti.







