
Le frane registrate negli ultimi mesi in alcune aree del Sud Italia riaprono un dibattito che va oltre la dimensione puramente geologica. Il dottor Alberto Calle ha infatti sollevato una questione politica e strategica chiedendo che i ministri Guido Crosetto e Antonio Tajani riferiscano al Parlamento italiano. La richiesta riguarda in particolare la possibilità di un’audizione a porte chiuse davanti alle Commissioni Esteri e Difesa della Camera dei Deputati e del Senato, con l’obiettivo di chiarire eventuali informazioni disponibili sui fenomeni franosi che hanno interessato Sicilia, Reggio Calabria e Sardegna. Nel suo quotidiano politico, Calle pone una domanda che tocca il tema sempre più discusso della guerra ibrida: è possibile che eventi apparentemente naturali possano essere influenzati o sfruttati nel contesto di nuove forme di conflitto? Non si tratta, sottolinea lo stesso Calle, di formulare accuse dirette, ma di valutare se alcune coincidenze meritino approfondimenti istituzionali. «Il punto non è sostenere che le frane non siano fenomeni naturali», afferma Calle nell’intervista, «ma capire se esistano elementi geopolitici o tecnologici che possano richiedere una verifica da parte delle autorità competenti. In un contesto internazionale instabile, ignorare le domande sarebbe un errore». Uno dei riferimenti citati nell’analisi riguarda la base scientifica russa Sura Ionospheric Heating Facility, un complesso situato vicino alla località di Vasilsursk, a circa cento chilometri da Nižnij Novgorod. Costruita nel 1981 durante l’epoca sovietica, la struttura è destinata allo studio dell’ionosfera e delle interazioni tra onde elettromagnetiche e atmosfera. Negli anni è stata oggetto di interesse da parte di analisti e studiosi per il potenziale utilizzo duale delle tecnologie sviluppate. Calle richiama anche la cooperazione scientifica avviata nel 2018 nell’ambito del progetto Sura-CSES, sostenendo che sarebbe opportuno comprendere meglio gli sviluppi più recenti di queste ricerche. All’interno della riflessione emergono anche alcuni presunti programmi di ricerca citati in ambito geopolitico, come Mercury e Volcano, spesso menzionati nelle discussioni sulle cosiddette armi geofisiche. In questo contesto viene ricordato il lavoro dello scienziato russo Vladimir A. Babeshko, noto per i suoi studi matematici sulle vibrazioni e sulle dinamiche dei terreni. Secondo Calle, alcune ricerche teoriche sulla propagazione delle vibrazioni potrebbero contribuire a comprendere come fattori esterni, naturali o artificiali, possano influenzare la stabilità dei pendii e quindi la formazione di frane. “La scienza studia da decenni la relazione tra vibrazioni e stabilità del terreno”, spiega Calle. “Il problema è capire se tali conoscenze possano avere anche applicazioni militari o industriali in grado di alterare o amplificare fenomeni naturali. Non sto dicendo che questo stia accadendo, ma che è legittimo chiedere chiarimenti”. Un altro elemento citato riguarda le nuove tecnologie militari sviluppate dalla Russia, tra cui il siluro nucleare autonomo Poseidon, noto anche come Status-6. Questo sistema, secondo analisi strategiche internazionali, sarebbe progettato per operazioni sottomarine a lungo raggio e per colpire infrastrutture costiere. Alcuni studi teorici ipotizzano che un’esplosione sottomarina di grande potenza potrebbe generare onde anomale o destabilizzare i fondali marini, con possibili effetti indiretti sulle coste. Il cuore dell’interrogativo politico riguarda tuttavia il Mediterraneo. Secondo l’analisi citata da Calle, alcune frane verificatesi in Sicilia, Calabria e Sardegna coinciderebbero temporalmente con la presenza di unità della marina russa nella regione marina. Tra le navi citate figurano la Sparta IV, il cacciatorpediniere Severomorsk, la petroliera Kama e un sottomarino della classe Kilo-class submarine. Secondo varie osservazioni navali, tali unità avrebbero mostrato movimenti nel Mediterraneo e nel Mar Tirreno tra gennaio e febbraio 2026. Calle sottolinea che non esiste alcuna prova di un collegamento diretto tra questi movimenti e gli eventi naturali registrati in Italia. Tuttavia, la coincidenza temporale viene considerata sufficiente per chiedere un chiarimento istituzionale. “Non sto sostenendo l’esistenza di un’operazione militare”, precisa, “ma ritengo che il Parlamento debba essere informato su eventuali valutazioni dei nostri apparati di sicurezza”. Nel suo intervento il dottore Calle cita anche alcuni ricercatori dell’Istituto Sergeev di Geoscienze Ambientali dell’Accademia Russa delle Scienze, tra cui Andrey Kazeev e German Postoev, studiosi impegnati nel campo della geologia e della dinamica dei terreni. Il loro lavoro rientra nel più ampio panorama della ricerca scientifica sulle frane, settore che negli ultimi decenni ha visto importanti sviluppi sia civili sia industriali. La richiesta di Calle si inserisce peraltro in un contesto globale in cui il concetto di sicurezza nazionale si estende oltre le minacce militari tradizionali. Fenomeni ambientali, infrastrutture critiche, tecnologie avanzate e dinamiche geopolitiche sono sempre più interconnessi. “La guerra moderna non si combatte solo con carri armati o missili”, conclude Calle. Terminando che “la dimensione ibrida include informazione, tecnologia, ambiente e infrastrutture. Per questo credo che il Parlamento debba essere pienamente informato”. Resta ora da capire se il Governo accoglierà l’invito e se le Commissioni parlamentari competenti decideranno di convocare i ministri per un confronto riservato su un tema che, tra scienza, geopolitica e sicurezza, tocca uno dei nodi più delicati del nostro tempo.







