QUIBEC — Oltre 27 anni di richieste complessive di condanna per alcuni degli ex vertici di Alitalia-SAI, ma anche una lunga serie di assoluzioni, prescrizioni e proscioglimenti. È il quadro emerso dalle richieste formulate dalla procura nell’udienza del 7 maggio 2026 del procedimento penale R.G.N.R. 2114/2018, il processo sulla presunta frode nei bilanci della compagnia aerea durante gli anni della partnership con Etihad.
Il pubblico ministero ha chiesto condanne per quattro ex manager ritenuti centrali nell’impianto accusatorio. La richiesta più pesante riguarda Mark Cramer Ball, James Hogan, Duncan Naysmith e Carlo Rosati. Per Rosati la procura ha chiesto una pena finale di 5 anni di reclusione, mentre per Paolo Merighi e Matteo Mancinelli la richiesta è di 3 anni e 8 mesi.
Nelle richieste depositate il pm descrive gli imputati come autori di “strategie criminali” caratterizzate da un elevato livello di tecnicismo, sostenendo che nessun sistema organizzativo interno sarebbe stato in grado di intercettarle. Secondo l’accusa, le operazioni contestate avrebbero inciso sulle comunicazioni sociali della compagnia quotata, causando danni economici rilevanti e contribuendo al dissesto della società.
Tra i passaggi centrali delle richieste della procura compare il riferimento a un “falso contributo marketing” da 44 milioni di euro appostato nei libri e nelle scritture contabili al 31 dicembre 2016. La procura sostiene inoltre che, nel giro di poco più di due anni, siano state bruciate ingenti risorse finanziarie, anche con effetti indiretti su capitale proveniente dalla mano pubblica.
Nel documento il pm richiama anche le conseguenze sociali del fallimento della compagnia, ricordando il passaggio di oltre 12 mila dipendenti dalla cassa integrazione al licenziamento e parlando di un danno “all’immagine del sistema Paese”.
Parallelamente, però, la stessa procura ha chiesto una lunga serie di assoluzioni e non doversi procedere per altri imputati. Tra le posizioni per cui viene chiesto il proscioglimento figurano quelle di Domenico Falcone, James Denis Rigney, Giovanni Bisignani, Corrado Gatti, Alessandro Cortesi, Silvano Cassano e Luca Cordero di Montezemolo, a seconda dei capi contestati.
Per Roberto Colaninno è stato chiesto il non doversi procedere per morte del reo.
Un elemento rilevante riguarda gli ex sindaci della società. Dalle richieste formulate dal pubblico ministero emerge infatti la richiesta di assoluzione per tutti gli ex componenti del collegio sindacale coinvolti nel procedimento. Per alcune posizioni il pm ha chiesto l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”, mentre per altre il non doversi procedere per prescrizione.
Le richieste della procura arrivano dopo settimane di discussione tecnica davanti al tribunale, nel corso delle quali molte difese hanno contestato soprattutto la ricostruzione economico-contabile dei consulenti dell’accusa e la sussistenza dell’elemento soggettivo, sostenendo che i manager non avessero consapevolezza delle presunte irregolarità contestate.
Il processo ruota attorno agli ultimi anni di Alitalia-SAI prima del definitivo tracollo della compagnia e coinvolge figure manageriali, finanziarie e legali che negli anni della partnership con Etihad avevano avuto ruoli centrali nella governance della società.







