Dissequestrato il cantiere di via Zecca Vecchia a Milano: l’hotel sulle rovine romane può riprendere

Dopo poco più di un mese dal provvedimento della Guardia di Finanza, il tribunale del Riesame ha revocato il sequestro dell’area nel cuore delle Cinque Vie. Un altro capitolo nell’inchiesta sull’urbanistica milanese che continua a perdere colpi davanti ai giudici.

Il cantiere di via Zecca Vecchia a Milano è stato dissequestrato. Il tribunale del Riesame ha revocato il provvedimento che dal 30 aprile 2026 aveva bloccato i lavori per la costruzione di un hotel da 199 camere nel cuore del quartiere delle Cinque Vie, a pochi passi dal Duomo. La decisione si inserisce in una tendenza ormai consolidata: quella stessa inchiesta sull’urbanistica milanese che aveva moltiplicato i sequestri preventivi in tutta la città continua a vederli cadere uno dopo l’altro davanti al vaglio del Riesame.

Cosa era successo: il sequestro del 30 aprile

Il 30 aprile 2026 il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Milano aveva eseguito il sequestro preventivo dell’area su ordinanza del gip Mattia Fiorentini, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla pm Marina Petruzzella. Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo a 39 indagati tra imprenditori, progettisti, dirigenti comunali ed ex componenti della Commissione Paesaggio, erano lottizzazione abusiva, abusi edilizi e falso in concorso.

Secondo la Procura, il progetto — un edificio di cinque piani fuori terra e cinque interrati su un’area precedentemente occupata dall’ex Garage Sanremo — sarebbe stato portato avanti attraverso atti falsi su un’area di straordinario valore storico-archeologico, identificata con il foro della Mediolanum romana. Dopo la demolizione del garage nel 2019 gli scavi avevano restituito reperti di epoche diverse, poi rimossi e messi in sicurezza.

Nell’ordinanza il gip aveva anche puntato il dito contro il Comune di Milano, accusato di aver consentito con la propria «inerzia» l’occupazione di un’area che i Piani di governo del territorio (PGT) destinavan al recupero come spazio aperto di fruizione pubblica. Sulla scia del sequestro giudiziario, anche Palazzo Marino aveva negato il permesso di costruire alla società Ca. Thorr srl, rilevando la violazione della destinazione d’uso.

Il progetto: da garage a hotel di lusso nel foro romano

L’area tra via della Zecca Vecchia, via Fosse Ardeatine e via Valpetrosa è una delle più sensibili dell’intera città. Siamo nell’«ombelico» di Milano, nel pieno centro della Mediolanum romana. L’area era stata acquisita da BNP Paribas con l’obiettivo di realizzare una struttura ricettiva di alto livello con annesso parcheggio a servizio del vicino comando di Carabinieri e Polizia.

L’iter edilizio, avviato nel 2015, si era sviluppato in modo frammentato e senza un piano attuativo complessivo, culminando in una convenzione che la Procura ritiene non conforme alla normativa vigente. Un percorso lungo oltre dieci anni che aveva superato diversi ostacoli burocratici, per poi fermarsi sul più bello davanti alla Guardia di Finanza.

L’inchiesta urbanistica milanese: una bolla che si sgonfia

Il dissequestro di via Zecca Vecchia non è un caso isolato. Nelle settimane precedenti il tribunale del Riesame aveva già annullato il sequestro della torre residenziale Unico-Brera in via Anfiteatro, stabilendo che non sussisteva il fumus dell’elemento soggettivo dei reati contestati. Ancora prima era stato revocato il sequestro del cantiere di viale Papiniano 48.

Il quadro che emerge è quello di un’inchiesta che, nelle sue ambizioni più aggressive, fatica a reggere il confronto con il giudizio collegiale del Riesame. La Procura di Milano ha costruito negli ultimi anni un’imponente architettura accusatoria intorno all’urbanistica cittadina, con decine di indagati e cantieri bloccati in tutta la città. Ma la progressiva caduta dei sequestri preventivi — misura cautelare reale che non richiede la certezza della colpevolezza, ma solo il cosiddetto fumus commissi delicti — pone interrogativi seri sulla solidità delle contestazioni.

Cosa succede ora al cantiere

Con il dissequestro, l’area torna nella disponibilità dei proprietari e i lavori possono tecnicamente riprendere. Resta però aperto il fronte amministrativo: il Comune aveva negato il permesso di costruire dopo il sequestro, e quella decisione è indipendente dal provvedimento giudiziario. La società dovrà quindi fare i conti anche con Palazzo Marino, oltre che con i 39 procedimenti penali ancora in corso a carico degli indagati.

Rimane sullo sfondo la questione più grande: cosa fare di un’area di tale valore archeologico e simbolico nel cuore di Milano. I reperti romani estratti dagli scavi attendono in depositi dedicati un destino che, tra inchieste, sequestri e dissequestri, non è ancora scritto.

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