Nelle carte depositate al Tribunale di Milano compaiono riferimenti ad attività tecniche e monitoraggi risalenti anche al periodo 2014-2015.
MILANO – Il bosco di Rogoredo viene descritto nelle carte dell’inchiesta sul caso Carmelo Cinturrino come un territorio conosciuto da anni dalle forze dell’ordine. Non soltanto per i controlli quotidiani, ma anche per precedenti attività investigative e monitoraggi tecnici.
Nelle dichiarazioni riportate negli atti compare infatti un riferimento a operazioni svolte già tra il 2014 e il 2015. Secondo quanto verbalizzato, sarebbero state installate telecamere nell’area per osservare la gestione dello spaccio.
Le carte fanno riferimento a una presenza consolidata della famiglia Mansouri nel bosco di Rogoredo. Si tratta di affermazioni contenute nelle dichiarazioni dell’indagato e riportate nei documenti giudiziari, che dovranno essere valutate nel corso dell’inchiesta.
Il riferimento emerge nel contesto della ricostruzione dei fatti avvenuti il 26 gennaio 2026, giorno in cui Abderrahim Mansouri è morto dopo essere stato raggiunto da un colpo esploso dall’assistente capo Carmelo Cinturrino.
Secondo quanto riportato negli atti, l’area di Rogoredo sarebbe stata oggetto di servizi continui svolti sia dalla Polizia di Stato sia da altre forze dell’ordine. L’obiettivo dichiarato era il contrasto allo spaccio all’interno del cosiddetto bosco della droga.
Le dichiarazioni descrivono un sistema fatto di vedette, nascondigli, sentieri e punti di osservazione. Gli agenti avrebbero utilizzato servizi in borghese e pattuglie di supporto per muoversi all’interno dell’area senza essere immediatamente riconosciuti.
Nei verbali viene inoltre spiegato che alcuni operatori sarebbero stati conosciuti da molti frequentatori della zona proprio a causa della loro presenza costante negli anni.
La zona di Rogoredo rappresenta da tempo uno dei principali simboli dello spaccio a Milano. Negli anni, accanto alle operazioni di polizia, sono arrivati anche progetti di riqualificazione urbana, nuovi insediamenti e il grande sviluppo di Santa Giulia.
Eppure, nonostante i numerosi interventi, il bosco continua a comparire ciclicamente nelle cronache cittadine. Le carte dell’incidente probatorio mostrano come quel territorio venga considerato dagli investigatori un’area estremamente conosciuta e monitorata.
Nel corso delle udienze sono emersi dettagli sui servizi, sulle modalità operative e sui rapporti tra forze dell’ordine e soggetti controllati. Elementi che raccontano non soltanto il singolo episodio del 26 gennaio, ma anche anni di attività svolte tra Rogoredo e Corvetto.
L’inchiesta della Procura di Milano prosegue ora attraverso l’incidente probatorio e gli approfondimenti tecnici disposti dal Tribunale.
Fonti: verbali incidente probatorio e fermo di indiziato di delitto.
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