Rogoredo, gli agenti con i soprannomi: “Il biondo” e “il riccio” nelle carte dell’incidente probatorio

Nelle testimonianze raccolte durante l’incidente probatorio sul caso Cinturrino emerge un dettaglio che racconta il rapporto tra poliziotti e frequentatori del bosco di Rogoredo: alcuni agenti sarebbero stati conosciuti con soprannomi riconosciuti da “tutti i ragazzi della zona”.

MILANO – Nel bosco di Rogoredo e nelle aree tra Corvetto, piazzale Gabrio Rosa e via Impastato non esistevano soltanto i percorsi dello spaccio, le vedette, le piazze e i nascondigli della droga. Dalle carte dell’incidente probatorio sul caso dell’assistente capo Carmelo Cinturrino emerge anche un altro elemento: quello di un territorio dove, secondo quanto riferito da alcuni testimoni, anche gli agenti impegnati nei controlli sarebbero diventati figure riconoscibili.

Nel corso del controesame condotto dall’avvocato Davide Giugno, uno dei testimoni ha spiegato che alcuni poliziotti venivano indicati con soprannomi come “il biondo” e “il riccio”. Una circostanza che compare nei verbali dell’11 aprile 2026 e che viene ricondotta alla conoscenza maturata negli anni all’interno della zona di Rogoredo e Corvetto.

Secondo quanto verbalizzato, il testimone avrebbe dichiarato che quei soprannomi non sarebbero stati inventati personalmente, ma utilizzati anche da altri frequentatori della zona. Alla domanda su chi li utilizzasse, la risposta riportata nei verbali è: “Tutti i ragazzi della zona”.

Il passaggio emerge in un clima processuale particolarmente teso. La difesa insiste sul tema della conoscenza reciproca tra agenti e soggetti controllati, mentre il giudice interviene più volte per delimitare alcune domande ritenute non ammissibili.

Il tema, tuttavia, apre uno squarcio sul livello di familiarità che si sarebbe creato negli anni dentro e attorno al cosiddetto bosco della droga. Un’area che, nelle stesse dichiarazioni rese da Carmelo Cinturrino, viene descritta come un territorio controllato quotidianamente dalle forze dell’ordine attraverso servizi in borghese, osservazioni, pattugliamenti e attività antidroga.

Non si tratta soltanto del bosco di Rogoredo in senso stretto. Nelle carte vengono citati anche piazzale Gabrio Rosa, viale Enrico Martini, via dei Cinquecento, corso Lodi e Corvetto. Zone che, secondo quanto emerge dagli atti, sarebbero state interessate da controlli ripetuti e operazioni di contrasto allo spaccio.

Nel corso delle udienze vengono inoltre descritti servizi svolti con auto civetta, auricolari e pattuglie in uniforme pronte a intervenire. Una presenza continua che, secondo la ricostruzione contenuta nei verbali, avrebbe reso alcuni operatori immediatamente riconoscibili per chi frequentava stabilmente quelle aree.

La figura di Cinturrino, nelle carte, appare strettamente legata a quel territorio. Lo stesso agente racconta di avere lavorato per anni tra Corvetto, Rogoredo e Mecenate, sostenendo di conoscere molti soggetti anche “camminando da dietro”. Una conoscenza del territorio che, secondo la sua versione, sarebbe stata costruita in anni di attività operativa.

Il tema dei soprannomi, pur apparentemente marginale, racconta così una dimensione più ampia: quella di una periferia dove poliziotti, spacciatori, consumatori e residenti si muovono da anni negli stessi spazi urbani, riconoscendosi reciprocamente.

In questo quadro, Rogoredo emerge non soltanto come luogo simbolo dello spaccio milanese, ma come un territorio dove si sarebbe consolidata una vera geografia umana fatta di volti, nomi, percorsi e identità informali.

Fonti: verbali incidente probatorio 10-11 aprile 2026.

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