Dentro il bosco di Rogoredo: cosa emerge dalle carte sul caso Cinturrino

Le dichiarazioni contenute nei verbali dell’incidente probatorio descrivono servizi in borghese, osservazioni, inseguimenti e controlli tra via Impastato, Corvetto e piazzale Gabrio Rosa.

MILANO – Auto civetta, auricolari, servizi in borghese, inseguimenti tra le case popolari e controlli continui nel quartiere Corvetto. Le carte dell’incidente probatorio sul caso dell’assistente capo Carmelo Cinturrino restituiscono l’immagine di un territorio monitorato quotidianamente dalle forze dell’ordine.

Nei verbali depositati al Tribunale di Milano compaiono decine di riferimenti a Rogoredo, via Impastato, piazzale Gabrio Rosa, viale Martini, corso Lodi e via dei Cinquecento. Una geografia precisa che attraversa il sud-est della città e che, secondo quanto emerge dagli atti, sarebbe stata teatro di controlli ripetuti contro lo spaccio di sostanze stupefacenti.

Le dichiarazioni rese da Cinturrino durante l’incidente probatorio descrivono un’attività operativa costante. L’agente racconta di avere partecipato a servizi antidroga sia nel bosco di Rogoredo sia nelle aree di Corvetto, spesso in abiti civili e con pattuglie di supporto in uniforme.

Uno degli episodi riportati nei verbali riguarda un controllo avvenuto in corso Lodi. Secondo la ricostruzione fornita dall’indagato, l’attività sarebbe iniziata come un servizio di osservazione nei confronti di un soggetto già conosciuto agli uffici di polizia. L’agente riferisce di avere notato movimenti sospetti attorno a una bicicletta e a un cestino utilizzato come nascondiglio per la sostanza stupefacente.

Nelle carte viene descritto un inseguimento culminato con una colluttazione e con il sequestro di hashish e denaro ritenuto provento di spaccio. In un altro episodio, collocato tra piazzale Gabrio Rosa e via dei Cinquecento, viene raccontato un nuovo controllo concluso con una fuga attraverso le case popolari.

Le dichiarazioni restituiscono anche il racconto di un quartiere dove i controlli sarebbero stati quotidiani. Secondo quanto riferito da Cinturrino, le pattuglie avrebbero effettuato verifiche continue per individuare persone sottoposte a misure restrittive o soggetti dediti allo spaccio.

Il bosco di Rogoredo compare invece come uno scenario separato ma collegato alla stessa rete territoriale. Negli atti viene definito come un’area storicamente interessata dal traffico di droga, monitorata nel tempo anche attraverso attività tecniche e telecamere.

Le carte riportano inoltre il racconto dei momenti immediatamente precedenti alla morte di Abderrahim Mansouri. Secondo la versione fornita dall’indagato, l’uomo avrebbe estratto una pistola durante un controllo all’interno dell’area boschiva. Da lì sarebbe partito il colpo esploso dall’agente.

La ricostruzione contenuta nei verbali è ora al centro dell’incidente probatorio disposto dal Tribunale di Milano. Nel corso delle udienze sono stati ascoltati diversi testimoni e sono emerse versioni, dettagli e contestazioni che rappresentano uno degli elementi centrali dell’inchiesta.

Oltre al profilo giudiziario, le carte raccontano anche una periferia attraversata da tensioni continue: spaccio, controlli, inseguimenti, residenti e pattugliamenti si intrecciano in un territorio che da anni rappresenta uno dei principali fronti della lotta antidroga a Milano.

Fonti: verbali incidente probatorio 10-11 aprile 2026.

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