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Beppe Sala in Azione: occhio

Beppe Sala in Azione: occhio. Perché il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha tutt’altro che finito il lavoro. E, avendo una condanna alle spalle, molti lavori gli sono preclusi. Quindi deve per forza chiudere i suoi affari. E possibilmente nella sua posizione chiunque si sentirebbe spinto a usare il potere che ancora ha per assicurarsi un futuro domani. L’uomo non ha mai avuto una visione. Semmai è stato un convinto e coerente sostenitore di quelle altrui, dalle grandi manifestazioni alla mobilità ciclabile. Non è la città immaginata da lui, perché di sogni il sindaco non ne ha dati. Ne ha sicuramente, ma non ne ha di più grandi. Aveva provato a entrare nei verdi europei, ma poi è andata malino per usare un eufemismo. Adesso pare che ci stia provando con Azione. Carlo Calenda potrebbe non vedere l’ora di avere un sindaco di una città effettivamente di peso. Se fosse furbo però non lo accoglierà con tappeti rossi, perché Sala è politicamente finito. La sua eredità è una città devastata a livello economico e morale. La correttezza milanese è stata svenduta a una “efficienza” diventata presto sinonimo di “interpretiamo le leggi a favor di denaro”, con il risultato che non ci sono più soldi per niente. Le metropolitane hanno i freni rotti, le porte rotte, le scale mobili rotte e da decenni cercano di raggiungere Monza, una città distante 3 chilometri da Milano. In compenso drenano risorse in ogni modo. E gli asili chiudono. Le infrastrutture sociali reggono per miracolo e non ci sono prospettive se non affittare direttamente interi quartieri a qualche emiro. Quindi lui è alla ricerca della fuga miracolosa, ma Milano? Perché Beppe Sala in Azione potrebbe essere la soluzione per Beppe Sala. Che magari diventerà parlamentare Calendiano al prossimo giro. Intanto però della città cosa rimarrà? Svenduto lo stadio per un prezzo al metro che a Milano non ha manco la cuccia di un cane, cosa resta? Il Duomo è della Curia, quindi non si vende. Il Castello Sforzesco? In effetti è in centro e ospita solo beni culturali, qualcosa che in quest’epoca di “tecnici” ha perso qualunque valore. Specie se magari ci puoi fare un bel grattacielo sopraelevato da cui guardare gli altri dall’alto in basso.

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