Parte il contagiorni della prigionia dei pescatori italiani

Parte il contagiorni della prigionia dei pescatori italiani. Noi dell’Osservatore abbiamo deciso di iniziare a contare i giorni di ingiustificata prigionia dei pescatori italiani in Libia. Una ex nazione come la Libia, a cui l’Italia per altro paga da anni in soldi e mezzi, si permette di arrestare cittadini italiani e lasciarli in prigione senza problemi. Eppure se la guardia costiera libica esiste lo si deve proprio al supporto italiano, se sotto il ministro Minniti si sono stretti accordi (cioè finanziamenti) con le tribù che gestiscono il traffico di migranti lo si deve all’Italia, e se esiste un governo diverso da quello del generale Haftar lo si deve all’Italia. Per questi motivi oggi parte il contagiorni della prigionia dei pescatori italiani. Un’iniziativa per ricordare a tutti gli italiani che ci sono persone di prima categoria e persone di seconda categoria. I pescatori italiani evidentemente appartengono alla seconda categoria. La Libia anche solo per cortesia verso chi la finanzia e cura i suoi malati, potrebbe restituirci i nostri concittadini. Negli ospedali italiani infatti da anni vengono curati i libici, soprattutto militari, feriti nelle attività belliche. E a sentire chi si occupa del portare i libici negli ospedali italiani, la Libria sarebbe anche in ritardo sui pagamenti. E ciò nonostante si arroga il diritto di sequestrare imbarcazioni e cittadini italiani. Se parte il contagiorni della prigionia dei pescatori italiani è per ricordarci che il governo ha priorità sempre più strane in questi tempi, sembra quasi più attento a non offendere nessuno, anche quando si tratta di alleati (posto che si possa definire così il governo ufficiale libico) che insultano i rapporti di amicizia e collaborazione. Perché non possiamo riprendere i pescatori? La Libia non è la Russia o gli Stati Uniti. Possiamo mandare qualcuno dei nostri a recuperare i nostri cittadini. Se sono accusati di qualche crimine, li possiamo processare qui dove avranno la garanzia di un procedimento equo e rispettoso delle leggi europee.

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