Garlasco, ormai ci sono più squadre che indagati: la guerra di avvocati, tv e giornalisti

Stasi ha due avvocati e una galassia di giornalisti che da anni rilegge il processo. Sempio ha cambiato strategia difensiva e schiera consulenti propri. La famiglia Poggi è diventata un terzo fronte autonomo. Poi ci sono Quarto Grado, Milo Infante, Le Iene, criminologi, ex Ris, direttori di giornale, youtuber e una guerra collaterale di esposti e querele. Diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, Garlasco è diventato anche un enorme processo parallelo.

A Garlasco ormai ci sono più squadre che indagati.

L’indagato, formalmente, è uno: Andrea Sempio. Alberto Stasi resta invece l’uomo condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, mentre la sua difesa prepara da tempo il terreno per una nuova richiesta di revisione. Poi c’è la famiglia della vittima, che difende il risultato raggiunto dopo anni di processi e respinge l’idea che quanto emerso possa cancellare la verità giudiziaria fissata dalla condanna.

Sulla carta sarebbero tre posizioni processuali.

Fuori dalle aule, però, Garlasco è diventato molto altro.

Ci sono gli avvocati diventati personaggi televisivi. Gli ex investigatori che devono difendere il proprio lavoro di diciannove anni fa. I giornalisti che hanno apertamente maturato una convinzione sull’innocenza o sulla colpevolezza di Stasi. I programmi televisivi che ogni settimana ricostruiscono impronte, Dna e telefonate. Le Iene che indagano sul caso da un decennio. I creator che leggono migliaia di pagine di atti e vengono poi citati dagli stessi protagonisti dell’inchiesta.

E, come se non bastasse, sono arrivati esposti, querele e accuse reciproche proprio sul modo in cui il caso viene raccontato.

Il processo mediatico non è più soltanto intorno all’omicidio di Chiara Poggi.

Ormai esiste anche un processo al processo mediatico.

La prima squadra: Stasi, Bocellari e De Rensis

Partiamo dal fronte più riconoscibile.

La difesa di Alberto Stasi è affidata a Giada Bocellari e Antonio De Rensis. Il Corriere della Sera, ricostruendo pochi giorni fa la geografia attuale di Garlasco, li ha indicati come una delle tre coppie di avvocati che dominano il caso: Bocellari-De Rensis per Stasi, Angela Taccia-Liborio Cataliotti per Sempio e Gian Luigi Tizzoni-Francesco Compagna per la famiglia Poggi.

Sono però due figure molto diverse.

Bocellari è quella che conosce fascicoli, allegati e vicende processuali e ha lavorato negli anni alla costruzione della strada verso una possibile revisione. È molto meno televisiva del collega, anche se ormai compare regolarmente nelle trasmissioni dedicate al caso.

De Rensis è invece il volto pubblico della squadra.

Parla molto, usa una comunicazione studiata, lascia spesso intuire di sapere qualcosa che potrà essere rivelato successivamente. La sua presenza televisiva è diventata parte integrante del racconto di Garlasco.

Non è necessariamente una critica. È il segno di come si conducono oggi i grandi casi giudiziari: una parte della battaglia si combatte nei fascicoli e una parte nell’opinione pubblica.

Il fronte Stasi dispone poi di propri consulenti scientifici e nelle ultime settimane ha ottenuto nuovo materiale da utilizzare nella futura battaglia sulla revisione.

Il punto più delicato riguarda le vecchie analisi sui pedali della bicicletta. La nuova Procura di Pavia ha rilevato l’esistenza di due successive corse elettroforetiche del settembre 2007 con esito negativo che non risultavano negli atti processuali esaminati. Luciano Garofano replica che un verbale del 24 settembre dimostrerebbe che i risultati disponibili furono messi a disposizione dei consulenti delle parti. Il contrasto è dunque ancora aperto e riguarda non soltanto il valore scientifico dei test, ma anche ciò che nel 2007 venne effettivamente conosciuto dalle difese.

È materiale perfetto per una revisione.

Ed è materiale perfetto per la televisione.

Poi arriva la squadra allargata: chi pensa che il processo Stasi vada riletto

Attorno alla difesa formale si è infatti sviluppata negli anni una galassia molto più ampia.

Uno dei nomi più riconoscibili è Carmelo Abbate, presenza storica di Quarto Grado e giornalista che ha espresso pubblicamente la propria convinzione sull’estraneità di Stasi.

Poi c’è Umberto Brindani, direttore di Gente, diventato uno dei protagonisti televisivi della rilettura critica delle prime indagini.

C’è Carlo Freccero, che ha sostenuto pubblicamente l’innocenza di Stasi arrivando a valorizzare il lavoro svolto dalle community online che hanno riesaminato il fascicolo.

E ci sono figure che non possono essere semplicemente arruolate nella “difesa Stasi”, ma che hanno contribuito enormemente a costruire il nuovo racconto del caso.

La più importante è probabilmente Alessandro De Giuseppe, inviato delle Iene.

La storia è significativa: il programma ricorda che tutto cominciò circa dieci anni fa quando De Giuseppe ricevette dal carcere una lettera di Stasi e decise di non cestinarla. Da allora Le Iene hanno prodotto decine di servizi, ricostruzioni e perfino uno speciale televisivo nel quale lo stesso Stasi parlò dal carcere. Nell’aprile di quest’anno il programma ha ricordato espressamente che la propria lunga controinchiesta nacque da quella lettera.

Non è un dettaglio.

Significa che uno dei principali filoni mediatici che hanno mantenuto aperta la discussione sull’innocenza di Stasi non nasce nel 2025, quando Sempio torna al centro dell’inchiesta. Nasce molti anni prima.

Milo Infante e la nascita di un secondo grande polo televisivo

Nel frattempo è cresciuto un altro protagonista: Milo Infante.

Dopo gli anni di Ore 14, Infante è passato a Mediaset e dal settembre 2026 conduce Verità Nascoste. Garlasco è immediatamente diventato una delle colonne del nuovo programma.

Il 1° settembre, nella prima puntata, vengono affrontati i presunti errori delle vecchie indagini, intervengono Giada Bocellari e Liborio Cataliotti e viene letta una lettera della madre di Stasi. Il 15 settembre il programma dedica nuovamente ampio spazio a Stasi con Bocellari. Il 29 settembre torna a intervistarla dopo la chiusura delle indagini.

Infante non è un avvocato e sarebbe sbagliato inserirlo formalmente in una squadra.

Ma il suo programma è diventato una delle arene principali dello scontro.

Ed è un’arena che, a sua volta, rischia continuamente di entrare nella vicenda che racconta.

A settembre De Rensis ha scelto proprio Verità Nascoste per annunciare una denuncia e un esposto all’Ordine dei giornalisti contro Chiara Ingrosso, dopo la diffusione di una conversazione privata. Nello stesso contesto è tornato al centro della discussione l’esposto presentato da Stefania Cappa, nel quale si sostiene l’esistenza di una presunta “regia mediatica” finalizzata a orientare il racconto del caso: una ricostruzione contestata dagli interessati e che non va confusa con un fatto giudiziariamente accertato.

A quel punto la televisione non sta più soltanto raccontando l’inchiesta.

Sta raccontando le accuse fra coloro che raccontano l’inchiesta.

La squadra Sempio cambia allenatore e cambia gioco

Poi c’è Andrea Sempio.

È l’unico indagato nella nuova inchiesta della Procura di Pavia. Il 28 settembre è stato depositato il nuovo avviso di conclusione delle indagini e la Procura continua a contestargli l’omicidio di Chiara Poggi. La difesa considera probabile che venga chiesto il rinvio a giudizio e prepara le proprie controdeduzioni. La responsabilità di Sempio, naturalmente, dovrà essere eventualmente provata nel processo e non può essere considerata accertata sulla base dell’accusa della Procura.

La sua squadra legale oggi è composta da Angela Taccia e Liborio Cataliotti.

Taccia ha una particolarità rispetto agli altri protagonisti: prima ancora di essere l’avvocata di Sempio è una sua amica di lunga data.

Cataliotti è invece arrivato dopo la stagione di Massimo Lovati.

Ed è difficile immaginare due stili più diversi.

Lovati aveva trasformato la difesa in un flusso continuo di dichiarazioni, ipotesi, provocazioni e piste alternative. Era diventato quasi un personaggio autonomo del caso.

Con Cataliotti la comunicazione è cambiata radicalmente. Meno suggestioni, più fascicolo. Meno personaggio televisivo, più contestazione tecnica.

Lo stesso Corriere ha notato come l’arrivo di Cataliotti abbia modificato la strategia della difesa, rendendola molto più misurata rispetto alla precedente stagione.

Attorno ai due avvocati ci sono consulenti come la genetista Marina Baldi e l’esperto di scena del crimine Armando Palmegiani.

Insomma, anche Sempio ha una squadra.

Ma è probabilmente quella che oggi prova maggiormente a evitare che il talk show diventi il vero tribunale.

Il paradosso Garofano: investigatore, consulente e opinionista

Poi c’è Luciano Garofano.

È forse il personaggio che rende più evidente quanto sia diventato impossibile tracciare confini semplici.

Garofano era comandante del Ris di Parma all’epoca delle prime indagini. Molti anni dopo è diventato consulente di Andrea Sempio. Poi ha lasciato quell’incarico. Nel frattempo è diventato uno dei volti più presenti nelle trasmissioni televisive sul caso.

Oggi sostiene apertamente due cose: la correttezza del lavoro svolto dal Ris e la fondatezza della condanna di Stasi. Al Corriere il primo ottobre ha ribadito di ritenere Stasi colpevole e Sempio innocente, denunciando quello che considera un tentativo di demolire mediaticamente il Ris e la sua attività professionale.

E proprio lui è stato ascoltato nei giorni scorsi dai magistrati di Pavia nell’ambito degli approfondimenti sui vecchi accertamenti scientifici.

Il cerchio si chiude.

L’investigatore del 2007 diventa consulente di uno degli indagati diciotto anni dopo, poi esce dalla difesa, continua a commentare il caso in televisione e infine viene sentito dai nuovi magistrati sul lavoro del reparto che dirigeva.

È difficile trovare un personaggio che rappresenti meglio il Garlasco contemporaneo.

La terza squadra è quella che spesso viene dimenticata: i Poggi

Poi esiste la famiglia della vittima.

Ed è un errore considerarla semplicemente la controparte di Stasi o un’alleata della difesa Sempio.

Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna rappresentano la famiglia Poggi.

Tizzoni è uno degli uomini che conoscono meglio l’intera storia giudiziaria perché c’è praticamente dall’inizio.

La posizione dei Poggi è autonoma e molto chiara: la condanna definitiva di Stasi è arrivata dopo un lunghissimo percorso processuale e, secondo i loro legali, gli elementi oggi indicati dalla difesa non bastano a demolirla.

Il Corriere ha osservato anzi che nella nuova fase del caso la vera contrapposizione sembra talvolta essersi spostata proprio fra Bocellari-De Rensis e Tizzoni-Compagna, più ancora che fra i difensori di Stasi e quelli di Sempio.

È un elemento fondamentale per capire le squadre.

La difesa Sempio vuole dimostrare che Andrea non ha ucciso Chiara.

La difesa Stasi vuole arrivare a far cancellare la condanna di Alberto.

La famiglia Poggi vuole tutelare la memoria di Chiara e la sentenza che ha individuato Stasi come responsabile.

Sono tre obiettivi diversi.

Possono convergere occasionalmente, ma non coincidono.

Quarto Grado è diventato il Parlamento di Garlasco

E poi ci sono i luoghi nei quali le squadre si incontrano.

Il più evidente è Quarto Grado.

Stasera, 2 ottobre, Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero avranno nello stesso programma Angela Taccia e Liborio Cataliotti, cioè i due difensori di Sempio; Marzio Capra e Paolo Reale, vicini alla posizione della famiglia Poggi; Carmelo Abbate; Giuseppe Brindisi; Candida Morvillo; Paolo Colonnello; Carmen Pugliese e altri protagonisti del racconto del caso. È prevista anche un’intervista a Giorgio Portera, genetista ed ex ufficiale del Ris.

È praticamente un Parlamento.

Ci sono maggioranza, opposizione, gruppi autonomi, tecnici e battitori liberi.

E ogni settimana viene votata simbolicamente una nuova mozione: quell’impronta è importante? Quel Dna cambia il processo? Quel test era davvero stato conosciuto? Quella telefonata significa ciò che sostiene la Procura?

Formalmente le risposte arriveranno nei tribunali.

Nella percezione pubblica, però, vengono prodotte ogni sera.

Poi c’è la squadra della sentenza

Ci sono infine giornalisti e commentatori che non appartengono ad alcuna parte processuale ma hanno assunto una posizione riconoscibile.

Roberta Bruzzone è probabilmente il volto più netto di questo fronte. Ha sostenuto ripetutamente che gli elementi emersi contro Sempio non le sembrano sufficienti a cancellare la ricostruzione che ha portato alla condanna di Stasi.

Marco Travaglio ha assunto una posizione altrettanto riconoscibile sul piano giornalistico e giudiziario. Il suo scontro televisivo con Carlo Freccero è stato emblematico: da una parte Freccero che rivendicava il lavoro della comunità Internet e la necessità di ripensare il caso; dall’altra Travaglio che ricordava il peso di una sentenza definitiva e contestava la qualità delle ricostruzioni alternative.

Non è una “squadra” organizzata.

È piuttosto il partito del «prima di cancellare una condanna definitiva servono prove».

Ed è probabilmente questa la frattura più profonda dietro tutto il dibattito su Garlasco.

Non soltanto chi ha ucciso Chiara.

Ma quanto deve essere alta la soglia per mettere nuovamente in discussione una verità giudiziaria definitiva.

Il quinto campo da gioco: YouTube

Manca ancora qualcuno.

Internet.

Vent’anni fa un caso giudiziario veniva raccontato da quotidiani, telegiornali e grandi programmi televisivi. Nel caso Garlasco del 2026 esiste invece una quarta forma di produzione dell’informazione: le community true crime.

Il nome più noto è quello di Francesca Bugamelli, Bugalalla.

Ore e ore di dirette, lettura degli atti, intercettazioni, consulenze, confronti fra documenti.

E non si tratta più di un universo separato.

Il podcast di Bugalalla è diventato perfino rilevante per interpretare una delle intercettazioni ambientali di Sempio: Cataliotti ha sostenuto pubblicamente che alcune frasi pronunciate dal proprio assistito fossero in realtà commenti a ciò che stava ascoltando. Un contenuto nato su Internet finisce così dentro la spiegazione difensiva di un atto d’indagine.

È probabilmente la fotografia più precisa di ciò che è successo.

Prima i giornalisti leggevano gli atti prodotti dall’inchiesta.

Adesso gli investigatori possono trovarsi a leggere intercettazioni nelle quali l’indagato sta ascoltando chi, su Internet, sta leggendo gli atti dell’inchiesta.

E adesso le squadre denunciano le altre squadre

Infine è arrivata la guerra nella guerra.

Stefania Cappa ha presentato un esposto nel quale viene ipotizzata una presunta azione mediatica coordinata intorno ad alcune ricostruzioni alternative del delitto. Fra i nomi citati compaiono De Rensis, Alessandro De Giuseppe e l’ex carabiniere Francesco Marchetto. Si tratta, è bene ripeterlo, di accuse e ricostruzioni contestate e non di responsabilità accertate.

Nel frattempo De Rensis ha annunciato iniziative nei confronti della giornalista Chiara Ingrosso.

Le Iene hanno risposto alle accuse relative al proprio lavoro.

Milo Infante ha portato la vicenda nei propri programmi.

Altri giornalisti hanno pubblicato nuovi documenti.

A quel punto il corto circuito è totale.

Gli avvocati denunciano giornalisti che indagano sugli avvocati che accusano altri giornalisti di aver orientato le indagini.

Garlasco genera ormai notizie su Garlasco senza che sia necessariamente accaduto qualcosa di nuovo sull’omicidio di Chiara Poggi.

Il vero rischio: che Chiara scompaia dal suo stesso caso

Ed è forse questo l’aspetto più problematico.

Più aumentano le squadre, più la vittima rischia di diventare lo sfondo.

Ci sono Stasi e la revisione.

Sempio e il possibile processo.

Bocellari contro Tizzoni.

De Rensis contro Ingrosso.

Garofano contro chi mette in discussione il Ris.

Le Iene contro chi accusa Le Iene.

Nuzzi, Infante, Brindisi.

Bruzzone, Travaglio, Freccero.

Bugalalla e le community online.

Ognuno possiede atti, consulenze, ricostruzioni, fonti e soprattutto un pubblico.

E nel centro di questa enorme macchina mediatica rimane una ragazza di 26 anni, uccisa il 13 agosto del 2007 nella casa della sua famiglia.

Si chiamava Chiara Poggi.

È forse l’unica persona che non appartiene a nessuna squadra.

Garlasco ormai è un ecosistema

Diciannove anni dopo il delitto, Garlasco non è quindi più soltanto un’inchiesta.

È diventato un ecosistema.

Ci sono tre fronti processuali principali, decine di consulenti e avvocati, programmi televisivi che hanno costruito format interi intorno alla vicenda, giornalisti con posizioni riconoscibili e comunità online capaci di influenzare il dibattito nazionale.

La Procura di Pavia ha appena chiuso nuovamente le indagini su Andrea Sempio. La sua difesa si prepara alla possibile richiesta di rinvio a giudizio. Quella di Alberto Stasi guarda alla revisione. La famiglia Poggi continua a difendere la sentenza definitiva.

Il prossimo campo di battaglia dovrebbe essere il tribunale.

Ma è difficile immaginare che sarà soltanto quello.

Perché a Garlasco ormai non esiste più semplicemente un fascicolo.

Esistono le squadre.

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