Lombardia riforma la VIA: sì definitivo alla nuova legge su Valutazione d’Impatto Ambientale

Il Consiglio regionale approva il testo che sostituisce la normativa del 2010. Digitalizzazione obbligatoria, nuovo riparto di competenze tra Regione ed Enti locali e introduzione dell’inchiesta pubblica. Minoranze contrarie: “Rischio indebolimento dei controlli”

Cambia volto la procedura che in Lombardia decide se un’opera pubblica o privata può nascere senza compromettere l’ambiente e la salute dei cittadini. Il Consiglio regionale ha approvato oggi in Aula la riforma della Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA), il provvedimento che riscrive dopo sedici anni le regole con cui la Regione valuta gli effetti di infrastrutture, impianti industriali e trasformazioni urbane sul territorio.

Il nuovo testo sostituisce integralmente la legge regionale 5/2010, che negli anni era stata più volte modificata per adeguarsi a normative sopraggiunte — dal PNRR alla disciplina sulle energie rinnovabili, fino al nuovo codice dei contratti pubblici — accumulando una stratificazione di interventi che la riforma punta ora a riordinare in un quadro organico.

Cosa cambia: competenze, inchiesta pubblica e digitale

Il cuore della riforma è la ridefinizione del riparto di competenze tra Regione ed Enti locali, costruita attorno a un principio semplice: chi approva un’opera è anche chi ne valuta l’impatto ambientale. In base al nuovo assetto, la Regione mantiene la competenza sui progetti di trasformazione urbana o industriale di maggiore rilevanza, mentre passano agli Enti locali le valutazioni relative agli ambiti paesaggistici.

Tra le novità più significative c’è anche l’introduzione dell’inchiesta pubblica come modalità di consultazione, le cui modalità operative saranno definite da un regolamento attuativo successivo. Viene inoltre rivista la disciplina degli oneri istruttori, estesa a tutte le procedure — con l’eccezione delle opere pubbliche in cui proponente e autorità competente coincidono — e destinata a finanziare le attività di istruttoria, controllo e monitoraggio.

Un altro punto qualificante riguarda il superamento del modello basato sul potere sostitutivo: al suo posto la legge punta su coordinamento tra enti, supporto tecnico e strumenti informatici condivisi, con la digitalizzazione delle procedure che diventa obbligatoria.

Le posizioni in Aula

A illustrare il provvedimento è stato il presidente della Commissione Ambiente, Alessandro Cantoni (Lombardia Ideale), che ha parlato di una legge nata “dall’esigenza di coordinare le modifiche intervenute negli ultimi anni” e di rafforzare “l’efficacia delle procedure di valutazione ambientale”, mantenendo però ferme le scelte di fondo già adottate in materia di riparto di competenze e consultazione pubblica.

Di segno opposto la lettura delle minoranze, che hanno votato compattamente contro il testo. Nelle dichiarazioni di voto è stato espresso il timore che, dietro l’obiettivo dichiarato della semplificazione, si nasconda un indebolimento della capacità di valutare gli effetti reali di opere e impianti sui territori. Le opposizioni avrebbero voluto criteri più stringenti sugli impatti cumulativi e un ruolo rafforzato per ARPA, ATS ed enti territoriali negli strumenti di valutazione.

Al dibattito hanno preso parte, tra gli altri, le consigliere Miriam Cominelli (PD) e Michela Palestra (Patto Civico), la consigliera Paola Pollini (M5S), i consiglieri Luca Marrelli (Lombardia Ideale), Onorio Rosati (AVS) e Giacomo Zamperini (FdI), oltre all’assessore regionale all’Ambiente e Clima Giorgio Maione.

Perché conta

La VIA è il passaggio con cui, prima ancora che un cantiere apra, si stabilisce se un progetto è compatibile con la tutela del territorio: dalle nuove aree industriali alle infrastrutture di trasporto, passando per gli impianti energetici. Una riforma delle sue regole non è quindi un tecnicismo amministrativo, ma tocca direttamente i tempi e i criteri con cui in Lombardia si decide il futuro urbanistico e ambientale delle prossime opere — un nodo che si intreccia inevitabilmente con i cantieri già in corso o in programma sul territorio regionale, dalla Pedemontana alle grandi trasformazioni urbane milanesi.

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